La cappelliera

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Arrivai al civico 22 di via Cavour verso le 18.00. Controllai il nome sulla targhetta ottonata e, premuto il bottoncino dorato, rimasi in attesa; dal citofono giunse una voce femminile:
“Si?”
“Melissa, sono qui per l’annuncio”.
Il grande portone di legno si aprì ed entrai. L’androne del palazzo era semibuio, rischiarato appena da fioche lampade alle pareti. Salii le ampie scale di marmo e mi fermai davanti ad una vecchia porta dai vetri opachi.
Bussai leggermente e rimasi in attesa guardandomi le scarpe; sotto ai piedi una scritta a mosaico: 1878. Sentii dei passi, la chiave girò tre, quattro volte e una signora anziana, minuta, dai dolci lineamenti mi invitò ad entrare.
“Mi aspetti qui, torno subito”.
A piccoli passi sparì dentro una stanza per uscirne poco dopo con una vecchia cappelliera.
“Ecco” mi disse “le piace?”
“Oh! E’… meravigliosa, una cappelliera pied de poule… Stupenda!” risposi.
La signora sciolse il nastro giallo e l’aprì per farmi vedere l’interno tappezzato di seta color ocra.
“E le cose dentro?” chiesi.
“Ah! Vecchie carte… se vuole può tenerle, veda lei” mi rispose abbassando il coperchio e consegnandomi l’oggetto, che pagai per l’importo concordato al telefono.
Quando arrivai a casa mio marito fece una smorfia di disappunto.
“Un’altra valigia”.
“Non è una valigia, è una cappelliera”.
“E dove la metti?”
“Non lo so, sotto il letto” e me andai sbuffando.
In tarda serata, quando finalmente potei dedicarmi un po’ di tempo, diedi un’occhiatina alle carte che conteneva. Cose effettivamente di poco valore: cartoline, biglietti da visita, qualche ricevuta, alcuni depliant. Mi colpì una busta di colore panna, un po’ consunta. All’interno una  lettera datata 21 aprile 1951 che diceva:

Mia dolcissima Adele,
vorrei che il tempo si fermasse ora e tutto rimanesse così, per l’eternità. Vorrei che le tue mani non mi lasciassero mai e che i tuoi occhi brillassero sempre così, al primo bagliore di un dolce mattino. Solo i momenti che passiamo insieme danno colore alla mia vita.
T.

Lessi e rilessi quei versi finchè non li imparai a memoria. Poi, riposi la busta nella cappelliera. Pensai all’anziana signora e a T.; beh, io desideravo una vecchia cappelliera ed ora ce l’avevo, però mi era venuta una curiosità, una curiosità che non vi dico…

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