La cappelliera-parte seconda

cappelliera
Un paio di mesi dopo l’acquisto della cappelliera dovetti recarmi, per motivi di lavoro, in un ufficio situato poco distante dal vecchio palazzo di via Cavour. Avevo una questione in sospeso e ritenni che questa fosse l’occasione giusta per approfondirla; così misi in borsa la famosa lettera che tanto mi aveva incuriosito.
Quando fui davanti al grande portone di legno e suonai, sentii che stavo facendo la cosa giusta; dovevo solamente seguire il filo di un gomitolo, che mi avrebbe alla fine condotto dove tutto era iniziato.
Quando l’anziana signora aprì la porta, non parve affatto sorpresa, mi sembrò addirittura contenta di vedermi.
“Venga, le offro un tè”.
Dieci minuti dopo, davanti ad una tazza di porcellana fumante, presi dalla borsa la lettera e l’appoggiai sul tavolo di noce, anch’esso segnato dal tempo.
“Doveva essere una persona speciale” dissi.
“Oh, si… lo era” mi rispose dopo aver sorseggiato la calda bevanda.
“Sa” continuai “di uomini così oggi non se ne trovano più, così romantici intendo… anche lei lo amava?”
“Io?” rispose lei con un leggero stupore “no, no, io mi chiamo Sofia, la lettera è di mia sorella Adele” concluse con un tono amaro.
“Sua sorella?” chiesi un po’ sorpresa.
“Ora le racconterò tutta la storia” rispose, posando la tazza sul piattino.
“Io e mia sorella Adele siamo gemelle, nostro padre era uno stimato notaio e nostra madre… beh lei era già ricca quando mio padre la sposò e questo palazzo fu un regalo di nozze per gli sposi.
Avevamo una cuoca, due cameriere, due persone addette alle pulizie e un giardiniere, Antonio, che tutti chiamavano Tonio. Nel 1951 avevamo 16 anni, Alice amava trascorrere il suo tempo in giardino, leggendo e passeggiando tra le aiuole e controllando le sue rose. Giorno dopo giorno lei e Tonio si avvicinarono sempre più finché la cosa divenne così evidente che i nostri genitori andarono su tutte le furie. Licenziarono Tonio e mandarono noi due a Milano in un prestigioso collegio – per il nostro bene – dissero loro. Lì a Milano, terminati gli studi, io conobbi un giovane medico e lo sposai. Adele invece, non fu più la stessa, non accettò nessun corteggiamento, tornò a casa e, nonostante l’infelicità che le avevano procurato, accudì i genitori fino alla loro morte. Un anno fa Adele si ammalò, io avevo perso mio marito e così tornai per aiutarla, fino alla fine…”.
“Allora Adele e Tonio non si sono più rivisti” dissi, mentre lei sorseggiava ancora un po’ di tè.
“Pensi, mia sorella ha trascorso la vita nel tentativo di ritrovarlo. Dopo la morte dei nostri genitori ha cominciato a viaggiare, aveva saputo di certi parenti di lui in Francia, in Belgio, in Germania. Poi un giorno, durante dei lavori in cantina, trovò una vecchia cartolina che era stata spedita da Sidney ai genitori di Tonio; non so proprio come ci fosse arrivata, ma una settimana dopo Adele partì per l’Australia. Ma tornò ancora una volta amareggiata e sfinita.
“Una cartolina…” dissi io, pensando a quelle che avevo visto nella cappelliera.
“E lei, Sofia, cosa farà adesso?”
“Io… come vede sono troppo vecchia per rimanere qui da sola; il palazzo l’ho venduto ad una agenzia immobiliare e quando tutte le pratiche saranno concluse tornerò a Milano, dai miei figli.
Ci salutammo e, dandomi la mano, mi consegnò la lettera.
“Melissa, la tenga lei, sento che sarà in ottime mani”.
Una volta a casa, andai subito nella mia camera, aprii la cappelliera, rovistai, trovai la cartolina spedita da Sidney e pensai “una cartolina da Sidney, interessante, molto interessante…”

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4 pensieri su “La cappelliera-parte seconda

  1. Eccomi!
    Facciamo così, inizio rompendo le scatole quindi:
    – in italiano si scrive tè.
    – “Venga, che le offro un the”. Io avrei scritto: Venga, le offro un tè”. Senza il che.
    – la lettera era di mia sorella Adele. Io avrei scritto è di mia sorella Adele.
    – ma che tutti chiamavano Tonio. Toglierei il ma.
    – -per il nostro bene-dissero loro. Metti gli spazzi tra trattini e parole.
    – “Allora Adele e Tonio non si sono mai più rivisti”. Leggendola mi suona male, toglierei il mai.
    – Infine ci salutammo. Toglierei infine.
    – “una cartolina da Sidney, interessante, molto interessante… Non hai chiuso le virgolette.
    Finisco coi complimenti: TANTO DI…CAPPELLO! Aspetto “La cappelliera parte terza”. 😀

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  2. Grazie… è proprio vero che insieme si lavora meglio. Ho un dubbio: si può dire “è di mia sorella Adele” se questa persona non c’è più?

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  3. Allora, dopo alcune indagini mi sentirei di confermare “è di mia sorella Adele” e anche “siamo gemelle”, come hai evidenziato tu, grazie. 🙂

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