La XXI carta

post-it
Il post-it, immobilizzato da una calamita a forma di pomodoro, sonnecchiava da una settimana sul frigorifero; un foglietto giallo sul quale la mia amica Patrizia aveva annotato un nome e un numero di telefono. Lo guardavo con scetticismo e curiosità, pensando che anch’io sentivo un peso che mi opprimeva; l’aria che respiravo non mi bastava più, anelavo alla libertà assoluta, alla pace dell’anima. Le vibrazioni esterne mi inquietavano, quelle interne mi distruggevano. Lasciandomi guidare da un istinto misterioso, staccai il post-it dal frigorifero, composi il numero e attesi in linea. Un’ora dopo ero in auto per inseguire il miraggio di me stessa, ovunque mi avesse condotto.
Lasciato il centro del paese e oltrepassata la periferia, il pallido sole che mi accompagnava venne improvvisamente rapito dalla nebbia; mi ritrovai in aperta campagna, per stradine sterrate sconosciute e non riuscendo più ad orientarmi parcheggiai e andai a piedi, confidando nelle indicazioni ricevute.
Poi finalmente la vidi, la casa rossa con il portico; il cancelletto era aperto e la porta accostata. Entrai chiedendo permesso. Il corridoio era freddo e spoglio; addossato alla parete un tavolino e una sedia di legno impagliata. Si aprì una porta e ne uscì una signora non più giovane, con corti capelli grigi dai riflessi argentei e un portamento che aveva qualcosa di signorile; mi rivolse un sorriso benevolo e mi fece accomodare in un accogliente salottino. Un caminetto in un angolo sprigionava un calore invitante, mentre un gatto dal pelo rossiccio dormiva acciambellato su una poltrona di velluto verde. Sopra il tavolo, al centro della stanza, un cofanetto di legno intarsiato.
La signora Nanda mi invitò a sedere e alzando il coperchio del prezioso oggetto estrasse un involucro di seta beige. Mi chiese di darle le mani, che tenne tra le sue per un tempo che mi parve infinito. Poi lentamente, svolgendo la preziosa stoffa ne trasse un mazzo di tarocchi, consunti e dai colori sbiaditi. Li mescolò, li distribuì sul piano del tavolo con metodo, seguendo uno schema preciso. Osservavo con attenzione i suoi movimenti e l’espressione del viso per carpirne le impressioni e le emozioni, ma la vedevo lontana, in altri mondi, in altri spazi. Poi girò l’ultima delle sei carte e vidi il suo viso illuminarsi, distendersi; solo allora parlò, con una voce pacata e rassicurante:
” Cara, le mie carte non sbagliano. Ho visto le sue paure e i suoi tormenti, ma anche molto coraggio e desiderio di cambiamento. Vede questa carta? – e mi indicò la XXI carta, il Mondo – questa è il più prestigioso arcano dei tarocchi, porta la cifra 21, 3 volte 7, cioè la cifra della perfezione, specchio delle luce eterna. In questo momento lei ha dentro di sé una nebbia, una nebbia come quella che oggi ci circonda – e così dicendo volse lo sguardo alla finestra – ma domani… chissà, potrebbe essere una splendida giornata”.
Detto questo, avvolse i tarocchi nella seta beige e li depose nel cofanetto. Si alzò, io presi dalla borsa il portamonete ma lei, con un cenno del capo, mi disse che non le dovevo niente.
“Vada mia cara, ricordi quello che le ho appena detto e mi raccomando guidi con prudenza” concluse accompagnandomi alla porta.
Fuori nel frattempo la nebbia si era fatta meno fitta; riuscivo a focalizzare i dintorni e dirigendomi verso l’auto vidi una piccola casa di colore giallo. Sulla palizzata di legno era apposto un cartello con scritto “vendesi”, con i dati di una agenzia immobiliare.
Tornai a casa stordita ma insolitamente ottimista; non era stato un viaggio inutile e poi le parole “coraggio” e “cambiamento” mi giravano nella testa come trottole. In cucina appesi il post-it al suo posto, sotto la calamita a forma di pomodoro. Il giorno dopo mio marito, forse stanco di vederlo sempre lì mi chiese:
“Ma chi è questa Nanda?”
“Ah, una persona a cui piace leggere”.
“E questa agenzia immobiliare?”
“Sai, forse ho trovato la casa che cercavamo, così… per caso. Un colpo di fortuna!”

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2 pensieri su “La XXI carta

  1. Mi piace perchè riesci a tenermi incollata al racconto per curiosità!
    Controlla che le virgolette siano chiuse tutte.
    Su “ora riuscivo a focalizzare”, toglierei ora.
    Con un cenno negativo del capo… anche con un cenno del capo.
    BRAVA Maela, come sempre!

    Mi piace

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