Pagine di diario

diario
Mi chiamo Anna. Non capisco perché i miei genitori mi hanno appioppato un nome così banale, per giunta palindromo. Anche anagrammandolo, il risultato è povero: un’unica parola “nana”. Avrei preferito Jessica o Barbara o Isabella.

Da un po’ di tempo mi diverto a giocare con le parole; ad esempio mi piace leggerle al contrario. Mi alleno quasi tutte le sere con papà, dopo cena, mentre si rilassa sulla poltrona per guardare la tv. Con mamma non c’è gusto, lei ha sempre tanti pensieri che le frullano per la testa ed è sempre stanca.

Stasera papà mi ha dato cinque euro e mi ha detto:
“Ti va un otaleg?”
“Is” ho risposto allegramente.
Ero già sulla porta quando mi ha urlato:
“Per me al gusto di occoc”.
Sono corsa giù. La gelateria è proprio di fronte al nostro palazzo. Mentre attendevo il mio turno ho guardato in su; mamma mi controllava dalla finestra. Si preoccupa troppo, non sono più una bambina ormai, frequento già la prima media. Non dovrebbe guardare sempre quel programma televisivo dove la gente scompare e non si trova più.

Oggi a scuola, dopo l’ora di palestra, si è avvicinato uno di terza; lo conosco di vista perché gioca a calcio con mio fratello.
“Scusa, sei la sorella di Fabio vero?”
“Si”
“Non l’ho visto oggi”.
“E’ a casa, si e preso l’influenza”.
“Ah ok, allora lo chiamo dopo. Io sono Massimo e tu?”
“Anna”
“Anna, bel nome. Allora ciao Anna”.

Oggi proprio non riesco a studiare. Continuo a pensare a quella frase “Anna, bel nome”. E’ che detto da lui suona così bene e improvvisamente non mi sembra più così banale.

Stasera non ho voglia di giocare con papà alle parole all’incontrario. Me ne sto in camera a leggere. Mamma passa per vedere se va tutto bene; mi guarda e mi fa la radiografia. Le chiedo se un giorno mi porta dalla parrucchiera per accorciare i capelli. Si arrabbia e risponde che solo una pazza taglierebbe quei meravigliosi capelli ramati. Uffa, come sempre è impossibile comunicare; lei e le sue idee antiquate.

Nel pomeriggio è passato Massimo. Ero sul divano a ripassare storia per il compito di domani; con me c’era Napo, il mio gattone. Mio fratello mi ha lanciato un’occhiataccia del tipo “fuori dalle scatole”. Così ho salutato e mi sono diretta verso la camera, ma sono quasi certa di avere sentito Massimo dire a mio fratello “carina tua sorella”. Sono rimasta là, appoggiata alla porta per un tempo infinito a fissare il nulla, con un sorrisino etebe, cioè volevo dire ebete.

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4 pensieri su “Pagine di diario

  1. io metterei…
    al contrario, invece di all’incontrario.
    Mamma mi controllava dalla finestra invece di mamma era alla finestra e mi controllava.
    Mi fa la radiografia invece di mi radiografa.
    Comunque ben fatto Mela! Che dici, la continui?
    🙂

    Mi piace

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