Ancora vita

Lara si rese conto solo quando svoltò l’angolo che davvero qualcosa di importante era successo.
Il fatto in sé non giustificava il suo turbamento. Eppure era percorsa da un lieve tremito che non riusciva a controllare.
Si incamminò a passo più spedito per riprendere vigore e nella foga di raggiungere l’auto urtò un tranquillo passante che portava al guinzaglio una specie non ben definita di piccolo cane.
“Scusi, mi scusi” buttò là, girandosi appena senza perdere il passo, ma il borbottio che ne seguì si perse nel rumore dei suoi tacchi che veloci picchiettavano i sanpietrini del corso.
Raggiunse la macchina e cercò le chiavi sepolte sotto un sacco di roba. Cominciava proprio allora a piovigginare.
Si infilò incastrando la giacca tra la cintura di sicurezza, seguì la solita lotta per districarsi e mettersi finalmente seduta.
Chiuse gli occhi e soffiò lentamente, come le avevano insegnato ai corsi per il parto, un nodo le stringeva la gola.
Raccolse le dita delle mani, gelide, una nell’altra per riscaldarle un po’.
Uno scoramento la prese e quasi si stava mettendo a piangere. Quella sensazione tremenda di aver combinato l’irrimediabile la prese. Strinse tra le palpebre leggermente truccate il fluire delle lacrime che si accavallavano per uscire tutte insieme. Si passò le dita tra i capelli e li buttò all’ indietro con un gesto deciso. Via, ora si va.
Avviò il motore che, silenzioso, rispose prontamente all’invito, svoltò verso il fiume e riprese la via di casa sotto un cielo che si oscurava sempre di più.
Il solito traffico del centro lasciò subito posto al più lento ritmo del lungo argine, le prime luci si accesero precocemente creando piccoli aloni sospesi.
Accese la radio. Forse ascoltare musica l’avrebbe aiutata a lasciarsi un po’andare, fare ordine, capire. Una malinconica canzone d’amore servì solo a peggiorare il suo stato.
Ferma al semaforo cercò il fazzoletto rovistando nella borsa adagiata nel sedile di fianco.
Un clacson impaziente la spinse ad accelerare per liberare la corsia.
Non si poteva nemmeno piangere in pace!
E così adesso doveva fare i conti con questa nuova, inconfessabile emozione. Era urgente dare un nome a quell’ agitazione sconosciuta.
Da molto tempo non le succedeva di trovarsi in quello stato misto di confusione e smarrimento, una strisciante felicità che metteva le ali insieme ad un peso opprimente che le toglieva il fiato.
Ricordava forse i tempi del suo primo amore? Ma allora aveva quindici anni! Ne era passato di tempo…
Quel misto di timore ed euforia che ti fa camminare a venti centimetri da terra, in una sorta di limbo, dove i suoni della vita giungono caldi e ovattati…
Così  suoni e profumi rimangono impressi nella memoria inconscia e riemergono appena rievocati dalle stesse circostanze che li videro nascere, tornano di prepotenza, ci prendono di sorpresa, lasciano sgomenti.
È un tuffo nel nostro io antico, dimenticato. Ci riportano vita, e ancora intense emozioni, ci fanno sentire di esistere per davvero.

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2 pensieri su “Ancora vita

  1. e creavano piccoli aloni, scriverei creando piccoli aloni
    il suo già precario stato, lascerei solo il suo stato.

    Paola, non so che dire, mi stupisci ogni volta, arriva alle viscere…
    Bellissimo!

    Mi piace

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