L’ultima lettera

fogli
Nonna Elisa era una scrittrice di lettere.
Fin da piccola, quando mamma mi accompagnava a farle visita, la trovavamo spesso in cucina seduta in un angolo del grande tavolo china su un foglio bianco, tra patate sbucciate, piselli sgusciati, fagioli in ammollo, cipolle, carote e spezie varie.
La stilografica che scivolava con un leggero fruscio mi affascinava; mi sedevo vicino a lei e rimanevo ad osservarla in un rigoroso silenzio.
Solo se si fermava un istante con la penna sospesa, trovavo il coraggio di violare quel suo momento speciale.
– Nonna, cosa stai scrivendo?
– Una lettera, cara.
– A chi?
– Allo zio Luigi.
– Cosa gli dici?
– Gli racconto che oggi è nato un bel vitellino e che il nonno lo ha chiamato Felice.
– Perché il nonno gli ha dato questo nome?
– Perché oggi è il 30 maggio, San Felice.
– E posso vederlo anch’io?
– Si cara, più tardi andiamo nella stalla così lo potrai accarezzare.
Poi riprendeva a scrivere.
Quando aveva finito si alzava, metteva con cura la penna e la boccetta di inchiostro in una scatola di latta e la riponeva nella credenza con le ante di vetro.
– Adesso prepariamo un buon minestrone! – diceva infine sorridendo e abbracciandomi forte.
La nonna era così, sempre allegra e di buon umore; salvo in quei suoi momenti speciali dove appariva invece triste e pensierosa.

Le lettere che nonna scrisse nel corso degli anni allo zio Luigi le conservo io, in una valigia di cartone marrone, ed è tutto quello che mi resta di lei.
Lo zio, fratello di mamma, non le lesse mai e non avrebbe potuto farlo; era partito soldato con l’8° Armata Italiana per la Campagna di Russia nel luglio del 1941 e non aveva più fatto ritorno.
L’ultima lettera che nonna gli scrisse e che tengo tra le cose a me più care dice:
“Caro figlio mio, questa è l’ultima volta che ti scrivo. Ti sarai accorto come la mia grafia sia sempre più tremolante. Ho difficoltà a tenere la penna e anche la vista si sta annebbiando. Sento che le forze mi stanno lentamente abbandonando.
Sofia si è fatta grande, ha quasi vent’anni. E’ dolce, sensibile e quando sorride ha delle fossette che mi ricordano te. E’ la figlia che avresti potuto avere se un destino crudele non ti avesse portato via, così giovane, così pieno di vita.
Spero che lei conservi nel suo cuore i momenti che abbiamo condiviso e non dimentichi come non ho dimenticato io.
La tua mamma.”
No nonna, non dimenticherò. Sarete sempre nel mio cuore te e lo zio Luigi.
Spero che la sua anima, insieme a quella di tanti sventurati come lui, vaghi nelle sconfinate steppe russe danzando al suono di melodiose balalaike.

Annunci

5 pensieri su “L’ultima lettera

  1. E’ scritta bene e questo mi piace.
    Non condivido il finale… conosco qualcuno che ha fatto la campagna di Russia. E’ un nonno che mi ha “adottato” e credimi quando me la racconta lui questa Storia l’unica cosa che augurerei agli sfortunati che non ce l’hanno fatta e’ che la loro anima riesca a tornare a casa terminando finalmente quella camminata disumana. Altra cosa: sicura che non riusciva a leggere quelle lettere? Nonno Bepi mi ha raccontato che nonna Isetta gli scriveva sempre…

    Mi piace

  2. “.. abbiamo condiviso e che non ti dimentichi come non ti ho dimenticato io”
    Prima le correzioni, poi le lodi. C’è qualcosa che stona in questo passaggio:quel “e che non ti dimentichi” forse è sbagliato,in ogni caso io toglierei il”che”
    Ora i miei complimenti! Bello, si legge tutto d’un fiato.Sempre molto brava!!!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...