Retromarcia

Con i capelli incerti su che direzione prendere, i due vetri rotti al posto degli occhi e la barba brizzolata che investe metà del mio viso, questa mattina mi sento la brutta copia di un serial killer.
La mia immagine allo specchio lascia intuire un sacco di cose, tra cui la stanchezza e la rassegnazione, ma più di tutto che non sono più un ragazzino.
Vecchio. Già, ho quasi 50 anni e sto diventando la mia fotografia in bianco e nero. I colori stanno sbiadendo lasciandomi addosso tutte le sfumature grigie possibili.
E più guardo quelle rughe verticali tra le sopracciglia e quelle oblique ai lati degli occhi, più mi rendo conto, che nella vita la cosa che ho fatto maggiormente è sforzarmi di capire, indovinare e trovare una soluzione a tutti i problemi che mi capitavano.
Nessun segno appartenente ad un viso abituato a sorridere tanto o a sorprendersi spesso.
Quelle sarebbero delle belle rughe orizzontali ben distese sulla fronte, come le righe di uno spartito che segnano la strada per le note di una melodia o meglio, come le righe di un quaderno sulle quali scrivere qualcosa di importante. Lo spazio sufficiente per una frase, magari semplice ma che dica tutto sulla mia vita.
Invece no… niente righe per suonare o per scrivere, solo sbarre. Sbarre verticali per imprigionare i miei pensieri.
E la chiave della prigione è una cicatrice.
È un segno netto che divide la mia guancia destra in due metà identiche. Come due chiappe per intenderci, solo pelose.
Ironia del destino, e della barba… senza quella, avrei avuto un bel culo liscio marchiato sul mio viso.
Così almeno la gente quando mi incontrava, avrebbe avuto qualcosa di bello da guardare.
Invece no, solo sbarre, tanto grigio e un culo peloso.
Non mi sono mai preoccupato della mia età, non mi sono mai guardato allo specchio come stamattina, ossessionato dai particolari peggiori del mio aspetto.
Il problema sono i paragoni, e mentre sto qui, in silenzio davanti allo specchio con il rumore soffocato della città proveniente dalle finestre ancora chiuse, vicino alla mia immagine vedo lei.
Lei e i suoi occhi, che non sono occhi ma punti d’inchiostro denso in un ovale perfetto.
Occhi carichi di punti interrogativi, di domande, di perché a cui io ho già trovato soluzione. Forse per i 10 anni che ho in più o forse per la mia vita completamente concentrata su quelle domande.
Lei e la sua bocca così sottile e assetata di risposte, di sapere, di me.
E le sue rughe, appena accennate, così piacevoli. Rughe di sorrisi, di sorpresa, di stupore.
Lascio scorrere l’acqua fresca dal rubinetto, la faccio passare tra le mani, le guardo: hanno toccato tante donne ma non hanno voluto toccare lei, l’hanno solo disorientata.
Ho voglia di rivederla, non so se succederà ancora, non so se è la cosa giusta.
Mi sono sempre imposto nella vita, di lasciar fare al caso. Lo farò anche questa volta.
Mi bagno il viso e mi costringo a distogliere lo sguardo da quel disastro che sono io; il mio lavoro aspetta, è il primo nella lista, prima di tutto e prima di lei: così a
colori, così sfacciata, così bella, così ragazza.

Stefania Zanotto

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7 pensieri su “Retromarcia

    • Hai detto giusto. Per fortuna… sono indecisa se sulla mia o di chi lo leggerebbe (ne avesse il coraggio). Comunque non sono pronta e non sono pronti, PER FORTUNA. Mia però, che magari intanto, nel frattempo, imparo a scrivere meglio 😉

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