Notti bianche…

cappello di paglia

Stava mettendo le ultime cose in valigia. Mancavano poche ore e finalmente sarebbe arrivato il momento tanto atteso.
La settimana di ferie che tanto aspettava, sette giorni di relax tra massaggi, trattamenti e coccole, era arrivata.
Dalla finestra proveniva una brezza leggera che faceva entrare nella stanza il profumo della magnolia mentre le voci dei ragazzi che giocavano a pallone in cortile rompevano il silenzio che padroneggiava in casa.
Aveva preparato la lista delle cose da portare e stava spuntando tutto velocemente, orgogliosa di non essersi dimenticata nulla.
Ogni tanto suo marito entrava nella stanza interrompendo quel lavoro maniacale, lei sbuffava un po’ ma tornava a sorridere consolata dal fatto che di lì a poco sarebbero partiti e avrebbe avuto un sacco di tempo, tutto per lei.
Già si immaginava all’hotel dove l’unico suo problema sarebbe stato la scelta del menù per il pranzo e la cena.
E mentre i soi pensieri imboccavano strade da sogno, il telefono squillò.
Con l’aria sorniona, Maria andò a rispondere
– Ciao mamma, allora come sei messa? Ti sei ricordata tutto?
– Certo Anita, manca solo il tuo portatile. Me lo presti vero?
– Sì te lo porto fra mezz’oretta, ti serve qualcos’altro?
– No, no, ho tutto non ti preoccupare.
– Sicura che non ti sei dimenticata niente?
– Insomma Anita mi tratti come una bambina, sono tua madre! E mi raccomando cerca di fare presto che fra poco partiamo.
– Va bene, va bene. Ci vediamo dopo.
Certo che ricordava tutto, ricordava ogni cosa lei, che era donna, moglie, mamma, contabile, giardiniera e tanto altro.
Ricordava le pillole al marito, le bollette da pagare, le manutenzioni in casa da fare, le ricorrenze e i compleanni importanti, gli appuntamenti suoi e quelli di tutta la famiglia.
Tutto dentro la sua testa aveva un posto ben preciso, tutto era catalogato e prendeva il giusto spazio e quando serviva, le bastava aprire l’archivio per ricordare ogni cosa.
Era così, faceva parte di lei, programmava, ordinava, sistemava e incastrava come in un puzzle ogni pensiero, ogni data, ogni indizio importante per lei e per le persone nella sua vita.
Anche il suo aspetto, molto curato, preciso e coordinato, dava ad intendere di quanto fosse una persona dentro agli schemi.
Nessuno capiva come riuscisse a non scomporsi mai.
Nessuno sapeva che Maria nascondeva un segreto. Nell’armadio.
Come tanti soffriva di insonnia e quando nel cuore della notte, gli altri si abbandonavano fra le braccia di Morfeo, Maria si alzava, apriva l’armadio bianco in camera sua e indossava il suo cappello di paglia. Da quel momento diventava Mary e scalza, in punta di piedi, scendeva le scale dirigendosi nello studio al piano inferiore.
Ancora prima di entrare in quella stanza, aveva già aperto tutti i cassetti dell’archivio che teneva in testa e i documenti, le date, le ricorrenze, gli appuntamenti, le bollette da pagare uscivano fuori nascondendosi come degli evasi sotto il cappello.
Ma era solo quando Mary si sedeva e accendeva il pc, che quei prigionieri scivolavano lungo le sue braccia e si impadronivano dei polpastrelli.
Come mossa da fili invisibili si trovava a scrivere delle storie di cui non aveva mai sentito parlare.
E con il cappello di paglia, la maglia a righe di un pigiama e i pantaloni a fiori di un altro, Mary sorrideva.
Solo quando i prigionieri avevano trovato lo giusto sfogo nel foglio, lei chiudeva il pc, risistemava l’archivio, riponeva il cappello nell’armadio e sfinita tornava a dormire.
Infastidita dalle parole della figlia, Maria si ripeteva ad alta voce che in valigia aveva messo dentro tutto, ne era sicura, anche il filo interdentale, i cerotti e le pastiglie per la pressione del marito.
Dopo mezz’ora, puntuale come un orologio e come la madre, arrivò Anita con il pc.
Maria stava controllando di aver chiuso tutte le finestre, le porte, il gas e staccato le prese degli elettrodomestici mentre il marito caricava le valigie in macchina.
– Mamma eccolo, tutto tuo per una settimana! Mi raccomando trattalo bene…
– Certo Anita, insieme a me starà benissimo! Ti lascio le chiavi di casa, ogni tanto passa a controllare. Ti chiamo appena arriviamo.
– Va bene, andate tranquilli e divertitevi!
Maria balzò in macchina e sollevata fece un cenno al marito che mise in moto e salutò col clacson la figlia.
Guardò fuori dal finestrino: nel viale alberato i gemelli del condominio davanti casa sua stavano mangiando il gelato, la signora Bellino aspettava che il cane finisse di fiutare un albero, il signor Lucchi seduto sulla panchina all’ombra leggeva tranquillo il giornale, nei campi i cappelli di paglia falciavano l’erba…
Cappelli di paglia?
– Antonio! Frenaaaa!
– Sei pazza? Che ti prende?Vuoi farmi fare un incidente o farmi venire un infarto?
– Antonio fa inversione e torniamo subito a casa!
– Ma siamo appena partiti, sei già stanca delle vacanze?
– No, no. Mi sono dimenticata una cosa…
– Che sarà mai, qualsiasi cosa manchi puoi sempre comprarla lì…
– No! Torna indietro!
Antonio fece inversione e la riportò a casa.
Anita che era ancora in giardino, la guardò stralunata e senza dire nulla, la seguì con lo sguardo che come una furia spariva dietro il portone di casa.
Maria aprì l’armadio, abbracciò sorridente il cappello e se lo mise in testa.
Poi tutta soddisfatta uscì di casa, lanciò le chiavi alla figlia dicendole “chiudi tu!” e saltellando si diresse verso la macchina.
Antonio la guardò incredulo:
– E tu mi hai fatto tornare indietro per quel vecchio cappello? Ma buttalo via!
– Anche tu sei vecchio Antonio ma ti tengo lo stesso!
E mentre ripassavano nel vialetto, l’archivio di Mary era già tutto a soqquadro con i prigionieri nascosti sotto il cappello pronti a scrivere chissà quale altra storia.

Stefania Zanotto

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3 pensieri su “Notti bianche…

  1. Appena sfornato ed ecco già la prima lettrice!
    Cosa faremo mai, noi tutti senza Stefania che ci fa sognare?
    Un appunto sulle pastiglie del marito ricordate forse una volta di troppo…

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  2. Ci sono…
    Impeccabile come sempre! Bel personaggio questa Maria, scrittrice notturna.
    Forse metterei “.. per lei e per le persone della sua vita.”

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