Lo so

palloncini
Otto mesi fa.
Sono partita da casa felice, con un po’ d’ansia da prestazione e l’adrenalina alle stelle.
Volevo farlo. Non che qualcuno avesse potuto impedirmelo ma sapevo cosa pensavano gli altri, sapevo che non capivano.
Chi scrive lo sa che è un impulso, è una necessità, è fisiologico.
Sì, come fare la pipì, uno starnuto, ok vi lascio pure il rutto e la scoreggia
A non fare tutto questo, o perlomeno a trattenerlo, si sta male.
Fino a qui mi seguite vero? Vi prego almeno voi!
Faccio due premesse. Primo: non mi piacciono le premesse, secondo: non c’è qualcuno che può insegnarti a scrivere, non c’è una scuola che ti dice come fare. L’unico modo per migliorarsi è leggere e tenersi allenati continuando a scrivere.
Finite le premesse.
Avevo deciso: corso di scrittura creativa.
Dice tutto, non dice niente.
Era un corso su come comunicare al meglio, come esprimersi nel modo migliore
Mi serviva per sperimentare, confrontarmi, correggermi, capire e soprattutto avere una guida che mi bacchettasse le dita quando sbagliavo.
E forse anche per delle conferme. Che non ero la sola, ad avere quell’impulso.
Viaggiavo in macchina, con queste speranze, convinzioni e dubbi, col tramonto addormentato all’orizzonte, il traffico non troppo caotico delle 20.00 e l’autoradio che mi suonava “I still haven’t found what I’m looking for” degli U2. (Bella premessa eh!)
E parlavo in macchina, da sola.
Normalità dei pazzi.
Finché sono entrata in quella stanza e ho detto a voce sicura Buonasera!
E lo so che a voi due che state leggendo mezzo sorriso vi è scappato, voi due che passate sempre a controllare e a riempire quando è vuoto.
Lo so che eravamo sei e siamo rimaste tre. Come le moschettiere, ma di penna però.
Lo so che anche voi provavate quello che provavo io là dentro.
Lo so che non credevate di dover scrivere appena arrivate e che “quello”, sì quello, il MR, proprio lui, ci avrebbe dato tanta fretta.
Lo so che a scrivere in dieci minuti metteva panico. Lo so che non pagava soddisfazioni.
E lo so quello che avete provato il primo giorno a scrivere di cronaca nera, che mai, neanche di notte nel più scuro degli incubi vi era capitato.
Lo so che lo ricordate ancora quel bambino, quello dell’incidente, che poverino, per colpa nostra a non aver chiesto bene al comandante dei carabinieri, non si sa ancora come sta.
E Roberto Baggio con la sua automobile nuova che andava dritto al semaforo rosso senza fermarsi alle strisce pedonali.
E ancora, l’invito della concessionaria per la nuova Volvo o il condomino col pitone in casa e l’amministratore da chiamare.
Lo so che adesso vi viene da ridere ma lì, a scriverle quelle cose in 10 minuti, ci veniva solo da piangere.
E quante volte, lo so, anche coi compiti per casa vi è venuto voglia di non fare niente, arrivare impreparate come a scuola ma alla fine vi sforzavate a fare tutto perché poi con che coraggio vi sareste presentate al corso? Con che coraggio a guardare quello vestito coi pantaloni marroni e la maglia bianca e blu e restare serie.
E allora scrivevate chine sul foglio perché il computer in quella stanza non ce l’avevamo, e faceva tanto strano e tanto difficile.
E quello che ci gridava “SACRANON” quando vedeva l’orrore!
Ma poi sorrideva. E lo so che anche a voi piaceva, quel sorriso intendo, che capiva, che sapeva ma che soprattutto ci regalava tanto.
Lo so, me le ricordo le vostre facce stanche alla fine del corso, e la mia che sembrava consumata.
E me lo ricordo quando abbiamo deciso. Di ritrovarci qui per continuare.
Me lo ricordo quando mi dicevate che anche per voi ci sono quei momenti che non si sa cosa scrivere, o magari si sa ma non esce bene e si resta bloccati.
Come adesso che non sapevo come fare perché una di voi aspettava, lo so che aspettava qualcosa di speciale, ma la poesia non mi veniva, la solita frase mi pareva fredda e coi fiori da qui non si sentiva il profumo.
E allora ho fatto così, ho colto il pretesto per ringraziare tutte e due perché la nostra è una bella “convivenza” e senza di voi sarebbe tutto così noioso!
E così posso anche dire a quella, sì, quella che oggi finisce la settimana di ferie e finalmente tornerà a scrivere, che me lo ricordo.
Sì lo so che oggi è il tuo compleanno!

Auguri Maela!

Stefy

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4 pensieri su “Lo so

  1. Stefania, sei riuscita a farmi ridere e piangere nello stesso tempo. Solo tu, scrittrice, potevi farlo. Non ho parole… in questo momento, ma mi verranno a fiumi. Per ora dico: grazie di cuore.

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