La coppia

Maria aprì la porta della camera 203, appoggiò il cappello di paglia sul letto, spalancò le imposte, chiuse gli occhi e lasciò che i raggi del sole si appoggiassero sulla sua pelle pallida e penetrassero in profondità, fino a lambirle l’anima.
Sentiva il rumore dei motori d’imbarcazioni che fendevano l’acqua, mentre dal giardino sottostante giungeva il parlottare confuso degli ospiti dell’hotel.
Si fece schermo con la mano e lasciò che lo sguardo si perdesse lontano. Il lago era là, davanti a lei, immobile e vivo; le parve quasi di udire un suono, un sussurro, una specie di benvenuto.
Rientrò, disfece la valigia, si mise il costume, infilò le ciabatte; da quel momento aveva un’unica priorità: rilassarsi.

Agnese uscì dall’ascensore e con l’aiuto del bastone si diresse a piccoli passi verso il giardino. La poltroncina dove sedeva di solito era libera. Si lasciò cadere sul morbido cuscino bianco e fece un respiro profondo; da alcuni giorni il dolore al ginocchio non le dava tregua.
Guardò il lago e immancabilmente le venne un groppo in gola. Ripensò all’anno precedente, quando lei e Sergio erano qui, insieme. La malattia che l’aveva colpito all’improvviso se l’era portato via in un attimo, lasciandola sola e incredula.
No, non poteva permettere che tristi pensieri si impadronissero della sua mente, gettandola in uno sconforto senza fine.
Si mise a osservare le persone che le stavano attorno.
La signora Flora, che passava tutto il giorno sdraiata al sole e la cui pelle si era ispessita come quella di un coccodrillo; il signor Luigi, penalista in pensione, che intratteneva gli ospiti con monologhi sfibranti sulla sua carriera di avvocato; Licinio, collezionista di etichette di vini e di monete.
Poi, una coppia attirò la sua attenzione.
Lui era giovane, abbronzato, profilo perfetto. Lei era meno giovane, non bella, la pelle chiara. Lui camminava nell’acqua termale, lei gli nuotava a fianco. Li osservò con attenzione anche quando si fermarono a bordo piscina e iniziarono a fare esercizi. I loro corpi vicini, le mani che talvolta si sfioravano, lo sguardo di lui, il sorriso timido di lei, la colpirono. Quel loro stare insieme, così sensuale, le provocò delle emozioni che da tanto non provava e improvvisamente desiderò di avere accanto a sé un uomo. Un uomo che la abbracciasse, che la tenesse stretta, che la baciasse.
Chiuse gli occhi e si lasciò cullare da pensieri stupendi.
Quando li riaprì, la donna era uscita dall’acqua e si era tolta la cuffia gialla, lasciando che i lunghi capelli cadessero pesantemente sulla schiena.
Le passò accanto. Agnese percepì allora una particolare vitalità sprigionarsi da quel corpo, una luce che le irradiava il viso e… le parve bellissima.

Massimo, si era fatto una bella nuotata prima che i clienti dell’hotel scendessero in giardino. Poi era entrato nella zona relax per farsi una doccia. Era insaponato dalla testa ai piedi quando lei era entrata.
“Buongiorno Massimo, mi scusi… cercavo il mio cappello di paglia, credo di averlo lasciato qui ieri sera”.
Massimo si era girato e le aveva indicato un piccolo scaffale nella parete.
“Eccolo, grazie infinite e mi scusi ancora, chissà dove ho la testa”.
“Niente, si figuri, alle terme è così… uno viene qua per rilassarsi, non e vero?”
“Oh sì, è proprio vero” gli aveva risposto, sorridendo.

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6 pensieri su “La coppia

  1. Cambierei quel monopolizzare, troppo complicato in questo contesto. Mi aspettavo un finale diverso, sembra che manchi qualcosa, che la fine della storia non possa fermarsi così…Che dici di dare un seguito? E’ sempre un piacere leggerti, Maela!!

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