Chiacchere del giovedì

Sono commessa in una profumeria, ho iniziato a lavorare subito dopo il diploma di ragioneria.
Non è quello a cui aspiravo nella vita, però avevo bisogno di un lavoro e così, provvisoriamente mi sono adattata. Poi il provvisorio è diventato definitivo e ormai sono 10 anni che ho radici qui.
Oggi è una giornata tranquilla, sono le 11:00 ed è entrato il primo cliente. Avrà circa 75 anni.
Mi ha detto che dà solo un’occhiata. Un’occhiata… in profumeria, che roba è? Che guarda? Le scatole? Se non ha voglia di profumo che ci viene a fare qui? Ha fatto già due vasche in negozio spostando la testa a destra e a sinistra.
Mi fa ridere. Ogni tanto si ferma guarda il soffitto e arriccia i baffi.
Alla fine della terza vasca, Baffetto mi osserva un attimo, sorride, io ricambio ed esce dal negozio.
Dopo 10 minuti entra Roberto, il cameriere del bar “da Piero” qui di fronte.
Ha un vassoio con un cappuccino e un cioccolatino:
– Alice… b u o n g i o r n o!
– Roby, ciao! Ma… non ho ordinato niente.
– Questo te lo offre il conte!
– Il conte? Ma che dici? Quale conte?
– Non far finta di niente, lo so che è passato di qua prima. Mi ha detto di portare un cappuccino all’incantevole signorina della profumeria. Di incantevole conosco solo te Alice, quindi pronti qua il cappuccino!
– Roby smettila, è l’unica profumeria nell’arco di 500 metri, è solo per quello.
– Stupidina e secondo te perché ci ho aggiunto anche il cioccolatino?
– Roby metti il cioccolatino a tutte le clienti sotto la quarantina che vengono al bar! Ma dimmi, chi è il conte?
– È Alselmo Belfini, ma tutti lo chiamano il conte, non so se siano i baffi, il suo portamento o cosa, ma l’ho sempre sentito chiamare così.
– Baffetto!
– Baffetto?
– Scusa Roby, nella mia testa l’ho soprannominato così, ma ora che so che è “il conte”, conte sia!
– Bevi il cappuccino tranquilla va, io torno di là altrimenti Piero mi prende a calci.
– Ciao e grazie.
– Ringrazi il suo spasimante non me. Contessa!
– Scemo!

Chiudo il negozio per l’ora di pranzo e prima di andare al parcheggio passo al bar a riportare la tazzina vuota. Di solito passa Roberto a prenderla, ma oggi è giovedì e oltre ad essere giorno di mercato e caotico per il bar, è il Cinzia’s day!
Una volta a settimana, le poche cellule celebrali funzionanti nel cervello di Roberto se ne vanno in black out.
Arriva lei, anzi no, prima arrivano le sue tette, Roberto resta imbambolato sulla linea ben marcata che separa la destra dalla sinistra, poi scivola con lo sguardo rallentando la corsa alla vita, fa un pit stop sui fianchi e riprende accelerando sulle ultime curve tra cosce, polpacci e caviglie.
Quando tocca terra, riprende un po’ i sensi, alza velocemente lo sguardo cercando di evitare le labbra carnose e, tenendosi a galla in quegli occhi azzurro-mare, tenta di pronunciare qualche frase sensata.
Lei indifferente, ormai assuefatta da certe attenzioni, si appoggia col gomito al bancone del bar e con la mano perfetta con unghie fresche di french manicure, si sposta le lunghe ciocche dei capelli biondi, lisci, lucidi e profumati. Mentre si accomoda la minigonna e controlla che il suo stivale tacco 12 non sia sporco, si degna di rispondere a Roberto.
Piero, il titolare, se ne sta nell’angolo sorridendo sotto i baffi a commentare la scena con “le ombre”, quattro simpatici vecchietti, compagni di briscola e “meso e meso” diventati elementi integranti all’arredamento del bar.
Io entro prendendo la curva più larga possibile in modo che le mie tette alla seconda evitino possibili imbarazzanti confronti.
Sorpasso la bionda gonfiabile e lo zerbino del giovedì e vado dall’uomo tutto d’un pezzo che è Piero.
Piero mi sorride.
Lui è uno dei pochi che mi trasmette serenità, calma e sicurezza. E che ha il potere di mettere a tacere il mondo. Anche quando sembra mi sia successa una catastrofe e arrivo al bar con gli occhi fuori dalle orbite, bianca luna e coi capelli cotonati dal nervoso, in due secondi mi fa ritrovare il sorriso e la giusta dose di lucidità.
Piero ha 50 anni, 1 metro e 70 per 80 kg di sicurezza, castano brizzolato, occhi grigi, barba mai incolta e profuma di papà. Sì, usa lo stesso dopobarba di mio papà, forse è uno dei motivi per cui lo trovo rassicurante.
– Ciao Alice.
– Ciao Piero, ti rendo la tazzina. Certo che se Roby mi lasciava il vassoio andavo meglio.
– Lascia perdere Alice, è giovedì, lo sai, il mercato è aperto.
– Petto o coscia?
– Pollo Alice, pollo allo spiedo cucinato lentamente!
– Ma perché rendersi ridicolo con una che ha 10 anni più di lui e che è di un altro pianeta? Si vede lontano un chilometro che non gliene frega niente. Anzi, non te la prendere, ma non riesco a capire come mai viene in questo bar.
– Grazie Alice!
– No Piero dai, ma di solito tipe come lei vanno al Moment bar in piazza.
– Verrà per me!
– Uhm…
– È un’amica. La conosco da tanti anni, non ti fermare all’apparenza, è molto diversa da come pensi.
– Non dirlo al pollo altrimenti finisce il divertimento! Adesso vado ci vediamo domani, salutamelo quando ritorna tra noi…
– Certo, ma Alice, tu?
– io cosa?
– Ti vedo stanca, assente, ci sono momenti che sembra che non sei qui con noi.
– Il trasloco, i miei che rompono, il lavoro che mi sta stretto, il tempo che vorrei e che non ho, e Laura che mi organizza una sera sì e una no un appuntamento.
– E ti lamenti?
– Piero, ho 30 anni, mi so arrangiare e comunque è tutto tempo che potrei dedicare a qualcosa di più interessante e piacevole per me.
– Tipo?
– Leggere, scrivere e a dirtela tutta in questo periodo sono molto presa dal sistemare dei testi.
– Testi?
– Sì i testi dello spettacolo a cui parteciperà Laura.
– Davvero? E il tuo gancio chi è?
– Mi rompe ammetterlo ma è proprio Laura, è colpa sua! Con lei finisce sempre che mi ritrovo coinvolta in qualcosa.
– Ma se è qualcosa che ti piace, perché te la prendi con lei?
– Perché mi sento presuntuosa a fare una cosa del genere, non ne ho le competenze.
– Prendila come un’opportunità per te, di imparare, di sbagliare. Affronta tutto con un sorriso.
– E’ quello che diceva sempre mia zia. Mi manca tanto e mi manca quel sorriso.
– Allora non rovinare tutto e sorridi come faceva lei.
– Non è facile, ma ci sto provando. Scusa adesso devo proprio andare, è tardi.
– Ciao Alice, e ricordati… nel dubbio?
– Accelera!

Stefania Zanotto

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