Libertà

E’ un pomeriggio freddo e umido.
Dalla finestra della mia cucina sto guardando il giardino. La nebbia ne ha mangiato un pezzetto e non riesco più a vedere il ginkgo biloba, i due aceri e il carpino. L’ippocastano invece è sempre là, con la sua chioma folta insieme al giuggiolo e al melograno. La palla rossa di Jack, sgonfia e informe per i ripetuti lanci e ritorni, spicca in mezzo all’erba ingiallita. Lui preferisce dormire nella sua porzione di divano, sopra la coperta di pile a scacchi bianchi e azzurri, russando immerso in sogni canini.
Con questo tempo uggioso non ho voglia di uscire. Mi acciambello vicino a lui e mi lascio cullare dalla ninna nanna dei suoi respiri regolari.
Improvvisamente il suono fastidioso del telefono mi riscuote dal dormiveglia. Non ho voglia di rispondere. Che mi lascino in pace! Non smette. Mi alzo contrariata, vedo sul display il nome, non posso non rispondere. Ascolto le parole che si mescolano malamente fra loro. Non riesco a capire il problema. Va bene, vengo subito.
Mi cambio con una spossatezza infinita, sento più che mai il desiderio di fuggire, ma devo affrontare la realtà e di malavoglia esco da casa.
Arrivo nel piccolo salotto riscaldato da una stufa a legna e sono investita da un fiume in piena. “Io misurato pressione signora signora detto che io non capace che io non capisco niente io fatto tante volte questa cosa con altra signora molto più gentile e buona io stanca di queste male parole io…”
La blocco con un cenno.
Mi giro e guardo in direzione della signora, mia madre, novant’anni compiuti. Se ne sta lì nella sua poltrona, avvolta da un ampio scialle di lana, come una regina sul trono. Il suo sguardo da ipovedente si perde nel vuoto. Il viso impassibile segnato dai malesseri che quotidianamente la provano, sembra dire: questa è casa mia e faccio quello che voglio io.
Approfittando della pausa, parte in quarta con rimproveri e osservazioni in serie. Inevitabilmente inizia il battibecco fastidioso; lascio che si sfoghino, che s’insultino a vicenda, che scarichino la tensione e il disagio di una coabitazione forzata. Ascolto, spettatrice obbligata di una commedia melodrammatica, di una soap opera a puntate infinite. Questa di oggi l’ho già vista. Quando avranno finito, userò tutta la diplomazia possibile per non urtare la sensibilità dell’una o dell’altra. Dovrò essere imparziale per non essere una cattiva figlia o una pessima datrice di lavoro. Dovrò smussare qua e là e con un po’ di pazienza e i giusti consigli forse riuscirò a far tornare il sereno.
Domani altra puntata.
Non ci penso ed esco assaporando la libertà. Respiro a pieni polmoni e lascio che la nebbia si depositi come un velo sul calcare della mia anima. Salgo in auto. Potrei rilassarmi sul sedile e lasciare che sia lei a guidarmi verso casa; allo stop girerebbe a sinistra, poi avanti per due chilometri e infine s’inoltrerebbe per una stradina tortuosa di campagna fino a fermarsi davanti al portone di ferro verde.
Sì, potrebbe farlo da sola questo tragitto, questo itinerario che percorriamo da tanti anni.

(Maela – 29 sett. 2013)
Corso di scrittura creativa – prof. Angelo Ferrarini

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3 pensieri su “Libertà

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