Stranezze

Lo conservo ancora il bigliettino giallo. Me l’ha dato prima di partire. L’ho attaccato nell’album delle foto, dove ci sono tutti i miei amici. «Ho bisogno che la mia vita spezzi i legami che la uniscono alle cose finite per scoprire l’infinito, si distacchi dall’apparenza per trovare l’essere». Parole difficili. Le ho sempre considerate un sogno, impossibile da realizzare.
Oggi la riabbraccerò. Sono passati quindici anni.
A casa sua tutto è rimasto uguale. Solo i suoi genitori li vedo cambiati sotto il peso del tempo. Gentili con me, come sempre, mentre l’aspetto.
Non le è bastato diventare medico. Il suo desiderio è sempre stato chinarsi, piegarsi su chi aveva più bisogno.
Dopo i due mesi estivi, come volontaria in un dispensario, è cambiata.
Pareva innamorata. Ma non si capiva. Non le bastavano più il lavoro in ospedale, la famiglia, le amicizie. Tutti i suoi interessi non erano in grado di colmare una fame insaziabile: domandava di amare tutti, senza scegliere chi, senza esclusioni.
Forse questo amore per la gente l’ha costretta a partire. A 30 anni.
L’ho pensata tanto! Poche notizie di lei. Ma negli anni mi hanno fedelmente accompagnato i ricordi delle sue stranezze, imprevedibili sempre.
Lo aveva capito che ci tenevo a lei, ma con me non ha voluto provarci.
Poterla rivedere. Sono emozionato. Non è frequente sentirmi così, un bambino.
In che cosa sarà cambiata? Entreranno prima i suoi passi, poi la sua voce, infine arriverà Giovanna. Le sue braccia forti e calde mi terranno stretto, tutto. E avvertirò il palpitante fremito del mio corpo contro il suo. Vorrei restare là. Poi il mio viso fra le sue mani. Mi allontanerà quel tanto che basta per guardarmi negli occhi. I suoi saranno ancora belli. Più belli di come li ricordo: danzeranno attorno ad un fuoco che arriva da lontano, diceva quella canzone.
Siederemo vicini sul divano, come allora.
Sarò sorpreso dal mio sorriso, interno. Mi metterà quasi confusione, piacevole. Risalirà sul mio viso dipingendolo di rosso. Come il fuoco dei suoi occhi.
Mi farà bene poter sorridere. Sensazione di essere trasparente.
Lei ha seguito il cuore. Forse è questo che la rende felice. Onestamente, la mia vita è piena di piaceri, ma questi non mi bastano più. Forse nella sua gioia c’è qualcosa di diverso. Uno stato festivo. Dai piaceri concreti ricavo solo la cosiddetta ebbrezza, dei sensi.
Come allora, sarò catturato dalla luce del suo cuore. Dal gemito del suo cercare.
Mi chiederà come sto e come va la mia vita.
Beh, sto bene e la mia vita continua come sempre. I due figli sono adolescenti. Li vedo poco perché stanno con la madre. Il lavoro è pesante. Ho dovuto ridurre i tecnici nello studio. Le commesse di progettazione sono dimezzate. Tutto più difficile.
E lei come sta? Lei è contenta. Ha una vita intensa e sempre più bella. Da due anni è in India, in Tamil Nadu a Karungal, dove c’è un ospedale che sembra una terra promessa.
Ogni giorno si trova a fare esperienze nuove e stimolanti, far nascere bambini, lavorare con i malati di lebbra, tubercolosi e Aids.
Mani che curano, occhi che fasciano ferite di chi non ha proprio nessuno: è il realizzarsi del suo sogno. Lei sta dando tutte le energie perché questa gente si possa sentire amata.
Ma ne vale sul serio la pena? Forse lo chiederà a me, adesso.
Non è giusto che Giovanna mi metta in croce. Non so darle risposta.
Davanti alle mie curiosità, prima della sua partenza, mi aveva rassicurato “Ti conosco più dalle tue domande che dalle tue risposte.
Parleremo di noi. Parleremo di quello che cerchiamo. Parleremo di ciò che conta.
Nel suo viso scruterò le pieghe che celebrano fatiche. Potrà anche confidarmi che sta passando un periodo di confusione e dubbio. Che ora ha bisogno di staccare e riposarsi. Che forse si è fatta dei nemici.
Ma lei sa che il pericolo sta in noi e non nei nostri nemici. I nemici possono solo farci vivere delle sconfitte. Il segreto è tornare a quello che è il nostro essere: è ciò di cui abbiamo bisogno, sempre.
Le dirò quello che di lei mi ha sempre affascinato: il saper vivere contemporaneamente come se tutto le fosse donato e come se tutto dipendesse da lei, in un dosaggio armonioso.
Mi basterà solo riuscire a dirle che, nei prossimi tre mesi, sarò al Tamil Nadu, con un altro ingegnere volontario per l’ampliamento dell’ospedale.
Mi piacerà ascoltarla e guardarla.
Guardarla e ascoltarla. In silenzio.

Adalgisa
Corso di scrittura – Prof. Angelo Ferrarini

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