La mia storia di Cappuccetto Rosso

-Oddio, e adesso che faccio!
L’uomo posò il fucile a terra, preoccupato.
Se fosse arrivato il guardiacaccia avrebbe passato un bel guaio.
Se l’era trovato davanti, ma la nebbia e la distanza erano state davvero traditrici. L’aveva scambiato per un capriolo. L’aveva centrato al primo colpo. Un trionfo. Almeno, così sembrava.
Era specie protetta, quella. A rischio d’estinzione. Divieto assoluto di caccia.
Dentro alla sua testa un sacco di pensieri.
Un flebile lamento attirò la sua attenzione.
-Forse è ancora vivo.
La pancia si muoveva a dismisura, ma l’animale non respirava . Eppure il lamento veniva da lì, ne era certo.
Più che un lamento assomigliava a un bisbiglio. Che fare?
Estrasse dal taschino il suo inseparabile coltello svizzero (che non aveva mai usato).
-Funzionerà?
Partendo dal sottogola, tagliò con fatica la pelle, sotto lo spesso strato di pelo.
– Com’è dura, coriacea. Deve essere un animale adulto.
Aprì lo squarcio aiutandosi con le mani. E, sorpresa!
Cappuccetto Rosso e la nonna saltarono fuori, accartocciate e tutte bagnate. La saliva acida dell’animale puzzava in modo pazzesco. Fortuna che la digestione non era ancora iniziata.
-Presto, avete bisogno di lavarvi. Soffocherete se restate così. – disse spiccio. E aggiunse: – E che ci facevate lì dentro?, pulendosi le mani insanguinate sui pantaloni.
-Ti racconteremo – , gli urlarono scappando. – Ci manca l’aria.
-E anche l’acquaaa, – urlò già lontana la nonna…


Luigina
Corso di Scrittura – Angelo Ferrarini

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