Buio dentro

Premo il pulsante del comando che apre il cancello quando mancano ancora centocinquanta metri da casa, non è sicuro che si apra, sono come sempre in ritardo. Tra poco arriverà anche mio marito per il pranzo. Non so ancora cosa gli preparerò.
Mi sembra di sentirlo: “Sempre la solita, aspetti mezzogiorno per fare la spesa. Tu non hai tutte le rotelle a posto!”
Prima hai fatto il bucato, riordinato casa, steso la biancheria ad asciugare – provi a spiegare – e poi sei uscita. Sarà infuriato, ogni spiegazione inutile, meglio lasciarlo sfogare.
Ecco il cancello si apre, ma davanti c’è una donna ferma.
Ci mancava anche questa a completare il quadro.
Scendo dalla macchina e mi avvicino.
-Buongiorno, cerca me ?
Una bella signora, curata, ben vestita, ma con un’espressione strana che non riesco bene a definire. Mi guarda come fossi un alieno, non risponde.
-Signora ha bisogno di qualcosa, posso aiutarla?
-Io non so… devo… bisogna che… vado a casa, mia mamma mi aspetta, dove devo andare?
Lo sguardo vuoto, agitazione evidente, capacità di spiegazione assente: qualcosa non va.
Le vado accanto e con calma cerco di tranquillizzarla:
-Signora, che cosa ne pensa se ci spostiamo dalla strada, ci mettiamo al sicuro, qua in parte? Non vorrei che qualche macchina ci venisse addosso!
L’ accompagno lungo il vialetto e sistemo l’auto.
Lei mi attende paziente e disorientata.
-Devo andare a casa, se mi indica la strada io vado.
-Signora, mi dice il suo nome per cortesia?
-Maria, mi chiamo Maria.
-Maria. Mi dice anche il suo cognome?
-Maria, sono Maria e basta. Non so, non mi ricordo.
Si agita nervosa, meglio non insistere. Le sto accanto.
-È venuta dal centro, signora?
-Non mi ricordo…. Insomma, quante domande mi fai? Non ho mica tempo da perdere io. Devo andare a casa, la mamma sarà in pensiero, poi si arrabbia se faccio tardi.
“Come mio marito”, penso.
Il problema non è di facile soluzione. Forse è il caso di avvisare il 118, non posso proprio risolvere io questa situazione.
-Cosa ne dice se noi entriamo e telefoniamo a casa, così avvisiamo che lei è in ritardo?
Con voce tranquilla e calma provo a metterla a suo agio. Mi segue come un bimbo spaventato, cerca rifugio, gli occhi persi nel vuoto.
Mi sento un nodo in gola quando realizzo: Alzheimer.
Che brutta bestia questa malattia, a sprazzi ti ritrovi al buio e non sai più chi sei, cosa sei, cosa fai, senza identità, dentro un buco nero. Non ti riconosci, rivivi il passato senza memoria del presente, incapace, di pensare al futuro, di pensare.
Ti guardi allo specchio e riconosci tua madre.

Luigina
Al corso di scrittura – Angelo Ferrarini

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2 pensieri su “Buio dentro

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