Diapositive nel bosco – Stefania

I
‘Dove sono? Non vedo niente, c’è puzza. Non riesco a muovermi.’
Piange.
All’improvviso qualcosa la tocca. Le manca il respiro, trema.
– Tesoro non aver paura, sono la nonna.
– Sei tu?
– Toccami, lo senti? Sono io.
Lentamente la bambina le sfiora le mani, poi il viso.
– Nonna!
Si abbracciano.
– Dove siamo?
– Dentro la sua pancia.
Si stringono forte.

II
– Ci vediamo alle 2 al solito posto?
– Ok, a dopo
Aveva appoggiato il cellulare sul tavolo ed era tornata in sala: sua figlia guardava le “Winx” in tv.
– Spegni quel televisore ed esci un po’.
– Ma mamma, oggi Blum …
– Ho detto chiudi.
– Lasciami finire la puntata, dai!
– Va bene, ma dopo ti metti la mantellina ed esci a giocare. Anzi no. Oggi vai a trovare la nonna.
‘Perfetto, lì posso fare quello che voglio!’

III
– Laura!
– Gianni, finalmente!
Si erano aggrappati l’uno all’altra, affamati.
– Non possiamo andare avanti così… oggi ho mandato mia figlia dalla nonna. Da sola, nel bosco.
– Lo so, ma lo sai quali sono le alternative…
– No, non ce ne sono. Abbiamo le nostre vite.
‘O decidere di non vederci più. Ma tutto tornerebbe come prima?’
– Non pensiamoci. Adesso siamo insieme.
Si erano persi in un bacio violento, poi lei aveva appoggiato il viso in quell’incastro perfetto: tra collo, spalla e cuore.
Pareva lì da sempre ad aspettarla.

IV
– Autunno come un pittore/con la sua tavolozza dai caldi colori/ sulle spalle una nebbiolina leggera/ si è seduto/si è messo a pensare/ al bel quadro da pitturare…
‘ È proprio bello qui nel bosco, domani glielo dico alla maestra. ’
– Ciao carina.
Cappuccetto si era girata di scatto.
– Ciao… e tu chi sei?
– Come chi sono? Sono il principe del bosco. Tutto quello che vedi e respiri qui, è mio.
‘Anche tu …’
– Del bosco… non lo sapevo…
‘ Non me lo aveva detto la maestra ’.
– Resti a farmi compagnia?
‘Coi funghi di contorno sarai squisita ’.
– No, sono di passaggio. Sto andando dalla nonna.
– Due al prezzo di una!
– Come?
– Non preoccuparti. Conosco bene i sentieri qui, se vuoi ti insegno una scorciatoia.
‘Così faccio prima…’
– Mia nonna sta nella casa vicino al ruscello.
– Allora devi prendere quel sentiero, non questo! È più corto.
– Grazie, per fortuna ti ho incontrato.
‘E la mamma mi aveva detto di non parlare con gli sconosciuti. Non capisce niente!’
– Figurati, è un piacere. Ci vediamo…
‘…lì…’
L’aveva guardata allontanarsi, sentendo un dolce formicolio alla pancia.
Gocce di bava gli erano scivolate agli estremi della bocca.

V
Quella porta. Entrarci voleva dire, ogni volta, lasciarsi la leggerezza alle spalle. E anche la libertà di amare.
Aveva fatto per aprirla, non ci era riuscita, era chiusa a chiave.
‘Non è ancora tornata, è quasi buio ’.
Preso il cellulare dalla borsa aveva digitato il numero di sua suocera. Come al solito non rispondeva.
E in quel momento si sentì investita dall’angoscia per le sue mancanze: di madre, di moglie, di donna.
Non potendo chiamare suo marito, aveva richiamato Gianni con le mani che le tremavano.
– Laura?
– Cappuccetto non è ancora rientrata…
– Chiama tua suocera. Non andava lì?
– Non risponde e non posso chiamare mio marito, che gli dico?
– Vado io nel bosco. Stai tranquilla, magari rientra fra poco…
– Lo spero.
– Ti chiamo appena la trovo, a dopo.
– Grazie.
Aveva appoggiato il cellulare sul tavolo.
Divorata dall’attesa, era rimasta a fissare il vuoto che si era creata intorno e che sentiva dentro.

VI
Lo conosceva bene, erano anni che lo affrontava: parlava sottovoce, bisognava ascoltarlo attentamente.
Il bosco a quell’ora era un miscuglio di inquietudine e stanchezza: un bambino capriccioso che faticava ad addormentarsi.
Man mano che ci si inoltrava, la sera si faceva più notte, l’aria più umida, i rumori più sospetti.
Si era portato fucile e cartucce, ben consapevole dei pericoli che potevano accoglierlo.
Chiunque avrebbe avuto un po’ di timore, non lui: il Cacciatore.
Lo chiamavano così, tutti tranne lei.
Per lei era solo Gianni.

VII
La casa vicino al ruscello. Era lì da sempre, o perlomeno da quando coi genitori si era trasferito in quel bosco. Non si era mai avvicinato tanto: suo padre l’aveva sempre avvertito che quello era un confine da non oltrepassare. Farlo voleva dire rischiare di morire.
Ma la ricompensa questa volta era allettante, e la fame azzittiva qualsiasi incertezza, liberando in lui gli istinti più pericolosi.
Era corso velocemente per il sentiero, pensando a come ingannare la vecchia.
Arrivato al cancello, aveva suonato.
Lei, seduta comodamente sulla poltrona, stava guardando “Uomini e Donne” alla tv.
‘Accidenti proprio adesso?’
Era uscita a vedere.
– Chi è?
– Signora, sono dell’Enel. Sono passato per un’offerta.
– Non mi interessa.
– Ma guardi che fra un po’ aumenteranno le tariffe…
– Non voglio niente!
– Mi faccia entrare, le illustro alcuni vantaggi, deciderà poi. Faccio presto.
– E va bene, ma si sbrighi.
‘Farò prestissimo…’
Gli aveva aperto il cancello e aveva fatto per rientrare in casa.
Ma in un attimo era diventato tutto buio.

VIII
‘A me questo sentiero sembra più lungo… beh, almeno vedo qualcosa di diverso dai soliti funghi ’.
In realtà non era un sentiero, era il letto di un vecchio torrente che con sé, ormai, portava solo sassi.
A lei piacevano, erano tutti colorati e i riflessi del sole li trasformavano in pietre preziose.
Se ne era riempita prima le tasche, poi anche lo zaino, svuotato dai dolcetti per la nonna che si era mangiata durante il tragitto.
‘Ah, eccola! Finalmente sono arrivata ’.
Visto il cancello aperto, aveva accelerato il passo fino alla porta: socchiusa. Era entrata.
– Nonna?
La sigla di “Uomini e Donne” a tutto volume l’aveva invitata a cercarla in salotto.
L’aveva vista di schiena, sulla poltrona con la testa piegata da una parte. Si era avvicinata.
Aveva sentito un odore acre, strano.
– Nonna…
Aveva ripetuto piano, credendola addormentata.
Si era girata di scatto, Cappuccetto aveva fatto un balzo indietro.
In un attimo era diventato tutto buio.

IX
Il bosco non nascondeva nulla.
Era stranamente tranquillo e silenzioso: nessun animale, nessun rumore improvviso.
Anche le piante e gli alberi sembrava aspettassero qualcosa.
Aveva controllato ovunque e ripercorso il sentiero che Cappuccetto faceva di solito.
Nessuna traccia.
‘Forse è già lì, staranno bevendo un po’ di cioccolata calda…’
Non convinto, aveva affrettato il passo.
Gli era sembrato di non arrivare mai.

X
Aveva spento il televisore, si era abbandonato sul divano: si sentiva appagato, pieno.
Chiusi gli occhi, si era leccato gli angoli della bocca e si era lasciato andare ad un sonno profondo.

XI
Inquieta, aveva continuato ad andare da una stanza all’altra, tenendo il cellulare in mano, ogni tanto fissandolo, credendo così che avrebbe suonato.
Un’ora le era sembrata più che sufficiente.
Stanca di aspettare, aveva deciso di affrontare il problema di persona ed era uscita.

XII
Un boato. Si coprono le orecchie con le mani.
– Nonna! Cos’è stato?
– Non lo so, forse uno sparo?
– Vedo una lucina…
– Ma… che succede?
La luce si fa sempre più grande, due mani molto grandi le afferrano e le tirano fuori.
La nonna e Cappuccetto si guardano, si abbracciano ancora. Piangono.
– Siete vive!
– Grazie! Per fortuna c’era lei! Chiamo subito mio figlio.
– Suo figlio?
– Sì, il padre della bambina! Ovvio.
– Sì…
La nonna va a telefonare.
Arriva la madre di Cappuccetto.
– Mamma!
– Cappuccetto stai bene?
La stringe forte a sé, l’accarezza, la bacia.
– Mamma …siamo state dentro la pancia del lupo…
– Mio dio! Per fortuna state bene – ‘ mia suocera poteva anche rimanerci…’ – per fortuna è arrivato Gianni…
Lo guarda, gli va incontro, si abbracciano.
In quel momento, arriva una macchina della polizia. I due riprendono distanza immediatamente.
– Cappuccetto!
– Papà!
Il poliziotto abbraccia la figlia.
– Stai bene! Grazie a Dio! Ero da queste parti, la nonna mi ha appena chiamato e mi ha detto tutto.
– Papà il lupo… la nonna… il Cacciatore!
– Già… guarda caso…era da queste parti…
– Ero di passaggio…
– Già… e tu perché sei venuta qui da sola?
Cappuccetto guarda la madre.
– Sai caro, sta diventando grande, era un modo per renderla responsabile…
– Già…
‘e tu libera…’
– Su, andiamo a casa caro, è tutto finito, non ci pensiamo più.
Già.

Stefania Zanotto
Al corso di scrittura con Angelo Ferrarini

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