ULTIMO RISOTTO/Epilogo – Maela

Dopo che Giorgia se n’era andata, Massimo si era seduto, in cucina. Di tanto in tanto alzava gli occhi, guardava la porta e gli sembrava di vederla ancora là, immobile, con la valigia in mano: il viso tirato, gli occhi sfuggenti. Non aveva detto niente, solo quella parola: “Pronta”.
Cosa voleva dire? Che era pronta a lasciarlo? Che era pronta ad iniziare una nuova vita senza di lui? Beh! Allora che se ne andasse pure al diavolo! Lui ne aveva le scatole piene delle sue paranoie, delle insicurezze, delle gelosie. Non aveva nulla da rimproverarsi, lui.
Era tutto finito. Non voleva pensarci. Era nuovamente un uomo libero.
Tutta questa storia gli aveva fatto passare l’appetito. Ma non voleva andarsene a letto senza cenare. A pranzo si era fermato in un bar e aveva preso solo un tramezzino con un caffè.
Aprì la pentola del risotto. Riempì il piatto e mangiò. Era buono. Che ingrata! Poteva almeno assaggiarlo. In fondo l’aveva fatto per lei. Come era stato ingenuo a pensare di poterla trattenere con un risotto.
Lasciò il risotto nel piatto, s’incamminò verso la camera. L’idea di guardare la TV lo nauseava. Però avrebbe potuto uscire. Una buona idea. D’ora in poi poteva fare quello che gli piaceva. Non doveva più guardare una faccia imbronciata.
Domani sera. Sì, sarebbe uscito domani sera. Stasera no. Era meglio rilassarsi. Un bel sonno era quello di cui aveva bisogno.
Si coricò nella parte sinistra del letto. Quello che era sempre stato il suo posto. Che idiota. Quando Giorgia si era trasferita da lui, sei mesi fa, le aveva ceduto anche quello.
Stava per chiudere la luce, quando notò un libro nella parte inferiore del comodino. Al contrario di lui, che acquistava solo quotidiani e riviste sportive, Giorgia leggeva molto. Lui la chiamava “la divoratrice ”. Incuriosito lo prese, lo aprì, tanto per fare qualcosa e si lasciò catturare.
Ad un tratto gli sembrò di sentire un rumore di chiavi. Forse si era appisolato o aveva sognato? Si alzò, percorse il corridoio e vide la luce accesa in cucina. Entrò. Lei era là, seduta al tavolo, il suo piatto davanti, con il suo riso avanzato. Mangiava tranquilla gli avanzi.
Si guardarono. E fu come se niente…
Che stupidaggini tutte quelle cose che aveva pensato. Lei era tornata, e se era tornata significava solo una cosa.

Maela
Al corso di scrittura con Angelo Ferrarini

 

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