Il dono

L’anziano signore che in treno aveva occupato il mio posto, stava leggendo. Mi sembrò inopportuno farglielo notare. Così, dopo un’iniziale indecisione, mi sedetti davanti a lui.
“Ho forse preso il suo posto?”
“Sì, ma non si preoccupi. È indifferente”.
“Mi scusi, devo aver letto male” disse, prendendo dalla tasca della giacca il biglietto e mostrandomelo.
“11 a. Bene, ci siamo solo scambiati il posto”.
“Lei è molto gentile signora. Dove è diretta?”
“Marostica. E lei?”
“Io abito a Trieste. Sono andato a Milano a trovare mio figlio”.
“Bella Trieste. Ci sono stata tanti anni fa, con mio marito. Anzi no, allora eravamo fidanzati. Siamo andati a visitare il Castello di Miramare”.
“Il Castello di Miramar, come diciamo noi. La residenza di Massimiliano D’Asburgo e Carlotta del Belgio.
“Una dimora d’altri tempi”.
“Già. Pensi che mio figlio abita in un bilocale e sono in sei”.
“Va spesso a trovarli?”
“Da quando mia moglie non sta bene, vado di rado. Prima della malattia invece andavamo spesso. È lei che ha insistito, questa volta. Ha detto che non era giusto che per colpa sua dovessi rimanere sempre tappato in casa”.
“Non vedrà l’ora che lei ritorni”.
“Le ho anche preso un regalo. Prima di partire abbiamo fatto l’albero di Natale e purtroppo una delle palline più belle è caduta. Sa, le tremano molto le mani ultimamente. Così ne ho comprata una nuova. Le piace?” E così dicendo prese da una busta di carta rossa una pallina tappezzata di stoffe colorate e di perline dorate.
“Ma è magnifica! Le piacerà senz’altro. E poi questa di certo non si rompe”.
“Già…” disse lui con un velo di tristezza.
Apre il libro e riprende la sua lettura.
Guardo fuori dal finestrino. La nebbia si è infittita, ha divorato alberi e case. Chiudo gli occhi e mi lascio trasportare da due adolescenti seduti qui a destra.
Quando una voce gentile avvisa i passeggeri che tra pochi minuti saremo arrivati alla stazione di Vicenza, mi alzo, indosso il cappotto e saluto. L’anziano signore mi sorride e prima che me ne renda conto mi trovo in mano la busta rossa.
“La tenga lei”.
“Ma…”
“Vada, si affretti, non vorrà rimanere sul treno”.
L’eco di un grazie si perde nel corridoio.

Maela

Al corso di scrittura con Angelo Ferrarini

Annunci

8 pensieri su “Il dono

  1. non conoscendo le diverse versioni mi limito a quella che leggo ora domenica 2 febbraio, ore 16:34 e 21 secondi
    : )
    il brano si legge volentieri e anche il dialogo scorre bene (cosa non da poco, eh). il conflitto di realtà soggettive che emerge dalla diversa percezione del tempo dell’io narrante rispetto al vecchio signore impreziosisce il brano e dona – nell’arco di poche righe – un discreto spessore soggettivo ai due protagonisti (altra cosa non da poco…).
    non mi ha convinto invece la frase finale (“Mentre esco dalla stazione si fa strada la verità, e quel dono avrebbe reso il mio Natale un giorno speciale”) che sbanda in retorica e m’appare superflua (è un’esplicitazione eccessiva, visto che il brano già fornisce al lettore tutto ciò che è necessario per comprendere senso e verità… vieppiù, calvino docet, scrivere forse è soprattutto *nascondere* qualcosa in modo che poi venga scoperto). in tal senso, anche il “Durerà per sempre” dell’io narrante suona un po’ come un rimarcare pleonastico. intendo, eliminandolo in questo modo…
    “Ma è magnifica! Le piacerà senz’altro. E poi questa di certo non si rompe”.
    “Già…” disse lui con un velo di tristezza.
    …il conflitto è già reso da quel “velo di tristezza” e il lettore è obbligato a rifletterci senza imboccarlo al senso.
    vabbè, scusa i deliri e lo sproloquio, ma tant’è: si vede che il racconto meritava, no?
    : ))

    Mi piace

    • Grazie. Che dire? Non ho mai ricevuto un commento così… raffinato. A questo punto “tagliamo la testa al toro” e tagliamo pure l’ultima frase. Si accettano eventuali suggerimenti. 🙂

      Mi piace

    • Meritava sì, e grazie ancora. Intanto fuori due (cioè è la seconda compagna scribacchina che colpisci). Anch’io il finale lo avrei scritto diversamente, ma io sono io, Maela è Maela.
      E a me piace, quando scrivo, dire e non dire, quasi sempre o quasi mai.
      Ma Maela avrà i suoi buoni motivi, passerà a risponderti, tranquillo.
      Io intanto scappo, non sia mai che becchi uno dei mie post. Potrei finire male… 🙂

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...