Mossa culinaria

di Stefania Zanotto

Appoggiata al tavolo della cucina come suo solito, stava consultando il vecchio quaderno in cerca di qualche spunto.
Proprio quando aveva trovato qualcosa di interessante, l’interruppe il campanello. Scocciata abbandonò la presa e andò ad aprire.
– Marta! Che ci fai qui?
– Ciao Bea.
– Che faccia, ma che succede? Dai, entra.
– È per Paolo, siamo alle solite. È sempre per lui…
– Ah… lo stoccafisso! Non capisco perché perdi ancora tempo con uno così.
– Ma Bea…
– Bea, Bea, però vieni da me a sfogarti.
– Sei pur sempre mia sorella, da chi dovrei andare?
– Dalla nonna, se fosse qui, lei saprebbe cosa fare.
– Figurati… altri tempi quelli.
– Non credere. Io per fortuna ho preso appunti. Ce li ho qui, in questo quaderno, e forse c’è anche qualcosa che può fare al caso tuo.
– Sentiamo, cosa sarebbe?
– Beh visto il tipo…aspetta che trovo la pagina…ah ecco!
– Allora?
– Eh sì! Vedi che tutto torna utile?
– Dai, finiscila! Cosa c’è scritto?
– Battarlo! Battarlo fisso, “fino a frangerlo nelle parti più dure”.
– Scusa?
– Niente scuse, passare alle maniere forti!
– Ma poverino.
– Tranquilla, tanto poi va messo in moja, “per 2-3 giorni in acqua fredda”.
– Cosa?
– Non fare quella faccia, è importantissimo questo passaggio, vai meglio poi a togliergli la pelle.
– E…
– Aspetta: “tagliarlo per lungo, togliergli le spine e farlo a pezzi in parti abbastanza eguali. Preparare il soffritto con un litro di olio e 400 gr di cipolla tritata e due spicchi d’aglio schiacciati. Aggiungerci due acciughe salate e del prezzemolo”. Non sembra difficile, forse la cipolla ti farà piangere un po’, ma tanto, con lui ci sei abituata.
– Ma…
– Niente ma, lasciami finire. “Cospargere i pezzetti col soffritto e poi passarli sulla farina bianca e metterli uno accanto all’altro in una tecia de terracotta, ricoprire tutto con altra cipolla tritata e quello che è avanzato del soffritto”. Mi segui?
– Sì,
– “Aggiungere mezzo litro di latte, sale pepe e un po’ di noce moscata. I liquidi devono annegarlo interamente.”
– Certo…
– “Farlo pipare per 4-5 ore”, cioè cucinarlo a fuoco basso movendo ogni tanto la pentola senza mescolare.
– Lo so che significa!
– A me non sembra, visto come ti va con quello…
– Bea!
– Senti, è tradizione! Vuoi mettere in discussione i consigli della nonna? Almeno ci guadagni in baccalà.
– Sai che hai ragione? Potrei invitarlo a cena… una specie di messaggio subliminale…
– La solita ottimista.

Al corso di scrittura con Angelo Ferrarini

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7 pensieri su “Mossa culinaria

  1. beh, forse sarà gastronimicamente subliminale, ma in senso letterale la mossa “culi in aria” m’appare apertamente maliziosa.
    : )))
    gestito bene il dialogo, un po’ giocando sul fraintendimento paolo-stoccafisso, un po’ sulla saggezza allegorica custodita negli insegnamenti della nonna.
    (all’inizio direi “tavolo della cucina”, ma veditù, ofcòrs)

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