RSA – Residenza sanitaria assistenziale

di Alba
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Un caldo africano, è scoppiata l’estate. Nella cinquecento l’aria condizionata è al massimo.
Lì fuori, una signora, con un vestito a fiori, incollato come una seconda pelle, gli agita nervosamente le braccia e gli impedisce di parcheggiare.
-Che abbia preso un colpo di sole? – pensa Marco.
Per fortuna oggi è molto calmo, l’esame di matematica è andato bene, può prendersi qualche ora di libertà e non ha voglia di litigare con nessuno.
Mette la retromarcia e cerca un altro posto.
Quando scende, si gira e la vede che sta discutendo animatamente con una ragazza che avrebbe voluto come lui, parcheggiare in quello spiazzo vuoto. Forse l’unico libero adesso. Sta inveendo.
-Devo essere in casa di riposo alle 16, ma vi pare il modo di parcheggiare questo? Guardi, ho ben due macchine davanti e due dietro, una di fianco, se anche lei parcheggia qui la sua, quando e come esco io?

Il parcheggio davanti alla piscina era deserto in quell’ora assolata di giugno.
Il termometro segnava 40 gradi. Forse era la luce così forte che le impediva di vedere bene le righe che segnavano gli spazi per terra?
Ma c’erano le righe?
Giulia parcheggia la macchina nel mezzo.
Un tuffo, una nuotata, salti e ginnastica. Acqua e musica, sole e allegria. Èuna giornata stupenda.
Desidera il sole sul suo corpo, finalmente l’estate, dopo tutto quel freddo e soprattutto tanta pioggia.
Oggi però non può fermarsi, deve correre subito via.
Sua madre, compie gli anni.
Deve essere lì alle sedici, ci saranno anche i parenti, una festicciola, ci sarà l’orchestra.
Esce di corsa, trafelata, indossa un bel vestito a fiori, scelto apposta per l’occasione.
E’ di seta, un po’ pesante, ma le metteva allegria.
Non crede ai propri occhi. Li chiude. Li riapre. Li spalanca, e resta impalata a fissare quel mare di auto.
Dov’è la sua? Adesso non c’è più un posto libero.
Ora che l’ha individuata, nota, inorridita, che è chiusa da ben tre lati. Addirittura da due auto davanti e due dietro! Solo alla destra è libera ma subito dietro sosta un’auto.
-Ma come parcheggia certa gente! Inaudito -, commenta a voce alta.
Riflette un attimo sul da farsi, prende il cellullare e chiama la segreteria della piscina. Le rispondono che no, assolutamente non hanno tempo di chiamare all’altoparlante i numeri di targa che vorrebbe dettare, c’è troppa gente, e una fila di persone che aspetta di fare il biglietto di ingresso.
-Chiama i vigili, per la rimozione forzata -, le suggerisce la segretaria.
Già, i vigili, geniale idea. E il numero?
Ma ecco che miracolosamente quell’auto sulla destra si sposta.
Ora, con un po’ di manovre potrebbe farcela ad uscire.
No, è meglio aspettare: troppo agitata, il vestito incollato le impedisce di respirare, ha poco autocontrollo.
Potrebbe fare seri danni all’auto sua e quelle vicino.
Verranno i vigili, e daranno una bella multa a chi si è permesso di parcheggiare in questo modo selvaggio.
Ma chi è che adesso vorrebbe prendere questo posto? Agita le braccia e fa segni con le mani.
Il ragazzo, apre il finestrino, getta un’occhiata per terra. La guarda per qualche secondo. Giulia nota che ha un piercing sul mento.
Non protesta nemmeno, mette la retromarcia e cerca un altro posto.
“Ragazzo intelligente, molto sveglio”, pensa Giulia.
Ma ecco ora che arriva un’altra auto.
-Ma che è? Siete tutti impazziti oggi? – urla Giulia.
La ragazza, scende, non intende assolutamente andarsene. Accesa discussione, ma è Giulia ad avere la meg”
Con le cattive si ottiene tutto”, riflette.
.
Per fortuna, Dario, suo marito, è in un altro club lì vicino.
Lo chiama, e gli descrive i fatti.
Cioè, i fatti come li vede lei.
A pensarci, avrebbe potuto anche lasciarla lì, tornare più tardi, e andare a piedi all’appuntamento. Tutto sommato, la residenza dove si trova sua madre, è a due passi.
Ma no, lei non immagina nemmeno questa possibilità, lei è una rivoluzionaria e quella è un’ingiustizia, e lei è contro tutte le ingiustizie.

-Giudice, c’è bisogno di lei in campo.
Maria, lo chiama in continuazione. I campi sono 5, Dario non fa che correre da una parte all’altra, i giocatori oggi gli stanno creando molti problemi.
O forse è lui nervoso, ha appena ricevuto una telefonata da Giulia, sua moglie.
È un po’ che la vede e la sente strana, il caldo poi, lo sa, peggiora non di poco quel suo carattere indomito.
Gli ha chiesto di chiamare i vigili , perché ha l’auto incastrata nel parcheggio della piscina. Era furibonda, così lui l’ha pregata di calmarsi. Ci penserà più tardi a parlarle.
È troppo stressata.
-Buongiorno, sono Dario F., mia moglie è nel parcheggio della piscina di A. , dice che la sua auto è incastrata.
-Bene, Signor Dario, ci dia i suoi dati, ora chiamiamo una pattuglia e la mandiamo a visionare la zona. Grazie e buona giornata. – rispondono dalla centrale operativa.
-Giulia, – sono Dario, tra un po’ escono i vigili, mi raccomando stai calma! Ciao, ora metto giù che ho da fare.

Marco si avvicina a Giulia e con modi garbati le dice:
-Signora, guardi bene per terra, è lei che ha sbagliato a posteggiare. Vede, questo è il corridoio.
Trattiene a stento la risata, ma gli sfugge un sorriso ironico.

Giulia già si vedeva a discutere con i vigili. Cosa avrebbe detto? E se avessero multato lei? E se avessero portato via la sua auto?
E Dario poi, che aveva dato tutti i suoi dati personali quando li aveva chiamati. Sì, sarebbe stata la volta buona.
Uxoricidio.
Meglio darsi alla fuga.

Solo quel ragazzo la può salvare. È così carino e gentile. Le ha anche parlato e pure fatto un sorriso.
Un sorriso strepitoso, secondo Giulia, non immaginando minimamente che era solo pietoso.
Lo chiama, e lo supplica di aiutarla.
“Poraccia, è matta, sta già in casa di ricovero, guarda che opera di carità posso fare”, pensa Marco tornando indietro.
Sale sull’auto e con tre manovre gliela tira fuori.
Giulia lo ringrazia, vorrebbe abbracciarlo, promettergli il cielo, ma non fa in tempo a dire nulla. Il ragazzo è già sparito.
In quel preciso momento vede arrivare, da un lato della strada suo marito, e dall’altro i vigili.
Gli fa segno, indicando l’orologio, di essere in ritardo.
Nota che i vigili la guardano e lei abbassa leggermente lo sguardo.
Il marito la precede e l’accompagna fino al viale.
È seccatissimo e le fa una scenata pazzesca in mezzo alla strada.
Ovviamente lei non gli racconta niente, meglio non pensare alla sua reazione se solo avesse scoperto la verità.

Il giorno dopo, Giulia ritorna sul luogo del delitto, alla solita ora.
Il parcheggio è chiuso. Ci sono dei dipendenti comunali che stanno ridipingendo le strisce per terra.
Bisogna posteggiare la macchina qualche centinaio di metri più in là. Sente delle persone che protestano.
Giulia, si inalbera, spiegando concitata che per colpa di parcheggiatori incivili lei, il giorno prima, aveva dovuto aspettare più di un’ora, sotto il sole cocente, prima di poter uscire.
Entra in piscina e Beatrice, la segretaria, le sussurra:
– Giulia, ieri pomeriggio sono stati qui i vigili. Avevano quel numero di targa. Mi hanno pregato di dirti che tutti avevano posteggiato benissimo.

Al corso di scrittura con Angelo Ferrarini

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