La torta di Ada

di Filide
– Adaaa… dov’è il mio caffè? Lo sai che non ho il tempo per farmelo!
Il fastidioso latrato filtra anche attraverso il cuscino che Ada tiene premuto sulle orecchie.
– Ricordati assolutamente di passare dalla pulitura, e mi raccomando, per cena, fammi trovare qualcosa di appetitoso ma leggero: non le tue solite brodaglie!
Il tonfo della porta sbattuta, da il segnale di inizio giornata: la regina della casa ha ora a sua disposizione un piccolo stuolo di fedeli servitori in attesa di un suo gesto.
Stancamente scosta la tenda; il sole attraverso il vetro le scalda il viso ricordandole la primavera imminente: perché mai dovrebbe sprecare una cosi bella giornata rimanendo dentro casa a riassettare- ma si, sai che faccio,vado in quel negozietto di articoli etnici di cui ho sentito parlare, chissà che ci sia qualche spezia adatta a preparare la cena. –
La prospettiva di uscire l’ha già messa di buon umore: una doccia veloce, jeans e maglioncino, un poco di trucco la borsa in spalla e via.

La città è già animata, i tavolini all’aperto invitano alla colazione, i furgoni scaricano le merci tra il vociare delle massaie indaffarate. Ada cammina spedita, lasciandosi alle spalle le larghe vie del suo quartiere per addentrarsi in un dedalo di viuzze in penombra; nell’aria avverte odori penetranti di cibi speziati, cotture lente e fresco tè alla menta, fumi e profumi, musiche esotiche e voci stridule che si rimandano un l’altra.
Chiude gli occhi, ed è come tornare indietro nel tempo.” Ah, Marrakech: lampi d’ocra e di rosso, palme svettanti, danzatori e ammaestratori di serpenti sulla piazza. Com’ero giovane e viva a quel tempo“.
Ma ecco che tra i vicoli si apre una piazzetta: diversi sfaccendati, perlopiù nordafricani, sostano davanti alla vetrina di un piccolo negozio che espone prodotti vari: con piglio deciso Ada abbassa la maniglia ed entra.
C’è un insolito silenzio. Un giovane magrebino dietro al banco le fa un cenno di saluto; guardandosi attorno, nota scaffali pieni di barattoli, sacchetti di legumi, spezie variopinte nei loro contenitori. La mescolanza di odori le da quasi alla testa, guarda e prende in mano quello che le serve: paprica, zenzero, cannella: stasera pollo alle spezie orientali: forse lui non avrà da ridire anche su quello. Continuando nella sua perlustrazione Ada giunge in uno stanzino: curioso, qui l’odore è diverso, penetrante, dolciastro, le ricorda qualcosa: si, ma cosa? Il simbolo di una foglia verde brillante è ovunque; stampato su magliette, gadget, bigiotteria, sui ripiani fanno bella mostra di sé sacchettini di semi, foglie essiccate perfino torte.
Già… torte.
Il commesso nel frattempo la raggiunge.
– Ma è legale la vendita di quest’ erba? Domanda .
– Certo, tutto legale, tutto normale, ribatte il commesso.
– E la torta com’è?
– Buona, buono umore buono sonno.

La strada del ritorno le sembra ora più breve, passi veloci, pensieri guizzanti le riempiono la mente.
Con dita febbrili prende le chiavi ed entra in casa.
Con movimenti rapidi sistema la spesa: la torta sul ripiano della cucina. “Meglio adesso o nel pomeriggio?” Si domanda Ada. “Meglio adesso, perché stasera forse lui rincasa prima”.
Il piattino con la fetta di torta in una mano, una tazza di tè alla menta nell’altra, le tende accostate a creare una discreta penombra, Ada si sistema comodamente sul divano: ecco, la testa leggera e le gambe pesanti la portano ad abbandonarsi dolcemente alla voce di Janis Joplin.

Oh, prendi un’altro piccolo pezzo del mio cuore, baby
Non ti ho fatto sentire come se fossi l’unico uomo – si, l’ho fatto!
Non ti ho dato ogni cosa che una donna ti potesse dare?
Dolcezza, lo sai, l’ ho fatto!
E ogni volta che dico a me stessa
Beh, ora ne ho abbastanza
Ti dimostro, baby, che una donna può essere dura.
Mai, mai, mi hai sentito quando di notte ho pianto
Oh,oh, rompilo
Rompi un altro poco del mio cuore tesoro
Oh, oh, rompilo!

Una porta sbattuta la risveglia bruscamente dal benefico torpore facendola sobbalzare: il rumore della chiave nella serratura le crea un nodo d’ angoscia alla gola: lui è già arrivato e lei non ha nemmeno iniziato a preparare la cena.
– Adaaa, come mai è cosi buio? E la cena non è in tavola! Ma che cavolo hai fatto tutto il giorno: io a lavorare come un mulo e tu a oziare sul divano come al solito. Sei sempre la solita pigra e inetta fannullona !
– Scusa caro, perdonami, sai non mi sono sentita troppo bene oggi, ma siediti qui che ti porto una buona fetta di dolce, anzi, guarda, due belle fettone grandi, cosi intanto ti rilassi, povero caro…

Al corso di scrittura con Angelo Ferrarini

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