LUCERTOLE E BICICLETTE / UN PRETE IN CARCERE

Pubblico questo post su eSsescrivo: è un libro pieno, ricco. Sta a chi legge, cogliere, raccogliere, tenere e far rifiorire.
Stefania

scritturasbarre

Penultima lucertola a destra, il terzo libro di don Marco Pozza (Marietti Scuola, 2011) – Stefania Zanotto, marzo 2014
Privarsi di un attimo per cercare di capire, è cogliere la profondità della verità. Chi mai si è fermato a osservare un albero in inverno? L’inverno lo lascia spoglio, provato, stanco. In apparenza morto, finito, incapace del più piccolo germoglio. Ma ecco che alle prime carezze tiepide di primavera, si scoprono piccole gemme: possibilità per una nuova vita. Quale albero riesce a sfuggire al suo inverno? Quale non muore un po’, prima di riscoprire la vita? E quale uomo non sbaglia, prima di diventare un uomo migliore?
“Un ramo di ciliegio” ecco cosa vede il giovane don Ernesto, dietro le sbarre della penultima cella a destra, dietro la sconfitta di un uomo, Giulio Schiacciasassi, che dopo aver scontato la propria pena in carcere per un omicidio, ritorna alla vita pronto…

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2 pensieri su “LUCERTOLE E BICICLETTE / UN PRETE IN CARCERE

  1. E’ stata una bella lettura Stefania e grazie per avermi fatto scoprire anche l’altro (tuo?) blog.
    E’ un argomento delicato quello raccontato. Penso che tutti quanti abbiamo (a vari livelli) delle cadute lungo il proprio cammino e che sia molto facile perdersi o entrare in infinite spirali. Purtroppo non sempre è facile rialzarsi, perché, anche se si ha una grandissima buona volontà, la società non sempre non aiuta.
    Mi viene in mente anche il caso della Shelby, casa automobilistica americana che affida a dei detenuti, la costruzione e riparazione dei veicoli. E’ meglio intervenire ed essere presenti, piuttosto che voltarsi dall’altra parte. Un caro saluto Stefy 🙂

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    • Grazie Andrea
      Scritturasbarre non è un mio blog, è di Angelo Ferrarini che è nostro docente e guida al corso di scrittura.
      Avevo parlato di questo libro a lezione e mi ha chiesto di scrivere una recensione da pubblicare sul suo blog.
      Il primo grande passo è ammettere l’errore, anche a se stessi. E la consapevolezza di aver “toccato il fondo”. Non va ricercato fuori ma dentro di noi.
      Il secondo è affrontare, accettare le conseguenze dei propri errori, anche questo in gran parte riguarda solo noi stessi. Non vuol dire rialzarsi. E’ il terzo passo. Qui entrano in gioco gli altri, la società, qualcuno lo chiama “sistema”. Non abbandonare queste persone a loro stesse. Usare il carcere non come punizione fine a se stessa, ma aiuto per riuscire a rialzarsi, per avere un’altra possibilità di ritornare a vivere in un modo migliore. “Se sbagli paghi ma ti rimetto in piedi”
      Con la consapevolezza dei propri errori.
      Questo è solo una mia considerazione, che guardo da fuori; a parole sembra molto più semplice di quello che è in realtà. Per farti un’idea più concreta, interna, puoi sempre approfondire scritturasbarre 🙂

      Fra un po’ arrivo per il caffè, ero passata dalle tue parti ieri ma non avevo tempo per le chiacchiere.
      Però preparati! 🙂

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