Crisi d’astinenza

di Stefania Zanotto

A quindici anni tenevo i brufoli, l’apparecchio, gli occhiali e le cosciotte (cit.G.B.). Di conseguenza: frangia, labbra strette, occhi socchiusi e pantaloni larghi, rigorosamente neri. No, ma dico: sul serio ve ne frega qualcosa della mia adolescenza? E cosa più importante: voglio davvero parlarvi di questo?

Meglio ripartire, vediamo… ripartire, macchina, strada, strada di ogni giorno, guido e guardo, guardo e penso… Bene.

È successo uno dei primi giorni di agosto: guidavo tranquilla, ogni tanto osservavo i pugni blu che ogni mattina mi ritrovo davanti. È una sensazione strana: a volte li sento rassicuranti, sono sempre lì, non si muovono, al massimo vengono coperti da qualche nuvola, voglio dire: a parte quella storia di Maometto, le altre montagne (che io sappia) non si sono mai spostate da nessun’altra parte, al massimo qualche frana, qualche movimento, difficile però che da un giorno all’altro spariscano.

A volte, dicevo, quei pugni sono una sicurezza, una certezza, è qualcosa che nessuno può togliermi perché so che in qualunque posto andrò loro saranno sempre lì, fermi sicuri, ben piazzati, certi davanti a un orizzonte incerto che non mi fanno mai vedere.

È questo il problema: a volte mi infastidiscono, li trovo insopportabili, come quella gente che ti dice di tenere sempre i piedi per terra, bah!

Sì lo so, non vi interessano i miei pensieri: sono tante parole che non stanno dicendo niente di concreto. Volete i fatti, quelli vi interessano: fatti, fatti, fatti! Sapete che vi dico? Va bene impiccioni, arrivo al dunque perché non ci crederete, ma qualcosa effettivamente è successo.

Stavo guidando, dicevo, ed ero di ottimo umore, mi pareva di aver scritto qualcosa di decente (ogni tanto succede anche a me, cosa credete!), stavo pensando che in vita mia avrei sempre avuto qualcosa da scrivere, soprattutto che non mi sarebbero mai mancate le idee per farlo.

E allora? Allora ho guardato le montagne davanti a me, sempre le stesse, alte, imponenti: un muro, un blocco. È lì che mi è venuta l’idea, chiamiamola così. Se mi mettessi in pausa di scrittura? Non una semplice pausa, un fermo, un bello stop ottagonale rosso a qualsiasi impulso di scrivere.

No, non sono scema. Lo so, non si rimandano indietro quegli impulsi, vanno trascritti subito altrimenti vanno persi per sempre. Questo in teoria, ma in pratica cosa succede veramente?

Fatti, ecco che succede, fatti per curiosi come voi! È un mettersi a dieta, non per la prova costume, nemmeno per chissà quale altra prova, semplicemente così perché va di provare. Una specie di esperimento, che per fortuna ho fatto durante il periodo di ferie: la regola che mi ero imposta prevedeva di non appuntare alcuna parola, segno, geroglifico. Nulla.

Non è pericoloso: se sto scrivendo vuol dire che sono ancora viva, che non ho perso l’uso dell’arto, e soprattutto non mi sono dimenticata il meccanismo. All’inizio pensavo fosse facile, smettere, in fondo, mica di respirare o bere o mangiare, solo di fermare le parole.

Mica roba da niente, invece. Soprattutto se il giorno dopo la cavia deve fare la spesa, come fa senza lista? Scrivere no, disegnino e geroglifici no: idea! Prendo il telefonino e faccio una foto al frigorifero, una alla dispensa e l’altra all’armadietto dei detersivi (tutte dentro ovviamente).

Mentre lo guardo soddisfatta, il telefonino squilla: mia sorella chiede un numero di telefono. Non ce l’ho più, mi spiace, cancellato, non so boh… Bugiarda scribacchina in astinenza!

Chiudo, ho i sensi di colpa, lei in fondo non sa niente, l’esperimento è idea mia: cerco il numero, lo trovo, lo memorizzo in fretta, la richiamo: 33553293158 Ciao! Penserà che sono a corto di credito, che altro può pensare?

Appuntamenti, promemoria, numeri di telefono, nomi, posti, bollettini: più cercavo di evitare a scrivere, e più mi ritrovavo in situazioni in cui era indispensabile farlo. È stata dura, il bollettino me lo sono fatta compilare (tunnel carpale infiammato), per il resto colmavo leggendo.

Ma i problemi continuavano perché quando leggo mi vengono le idee per scrivere, a volte anche solo mi fanno venire la voglia di farlo. Ho risolto parlando a voce alta (da sola) quando potevo, oppure scrivendo in testa. Non è la stessa cosa, ma è meglio di niente.

Ho letto un bel po’, sono passata anche per i vostri blog, a volte mi sono morsicata le dita per non commentare o per non scrivere alcun post. Tornavo a leggere, mi concentravo sui libri, con l’handicap sempre di non poter segnare nulla. Confesso però che qualche sottolineatura me la sono concessa.

È durato circa una decina di giorni, finché non ho incontrato Mr Gwyn. Stavo leggendo Tre volte all’alba di Baricco, quando scopro che questo libro lo ha scritto dopo aver scritto Mr Gwyn. Leggo meglio: un libro non condiziona l’altro, si può leggere l’uno e fare a meno di leggere l’altro, si può leggere prima Tre volte all’alba e fare a meno di leggere Mr Gwyn, si può leggere Mr Gwyn senza per forza leggere Tre volte all’alba. Si possono leggere entrambi vicini, lontani, contemporaneamente, insomma, si può fare quel che si vuole!

Io stavo leggendo Tre volte all’alba e appena finito, sono andata da Mr Gwyn e l’ho portato a casa mia. E cosa scopro? Lui che ha fatto? No, non è possibile, ha avuto la mia stessa idea? Stop di scrittura? Ma così mi salta l’esperimento! Non è possibile!

Così ho ripreso in mano la tastiera per ricominciare, ripartire, solo che l’adolescenza non mi convinceva, e mi è venuta in mente la macchina e le idee strampalate che mi passano per la testa.

 Anche Mr Gwyn ha ripreso a scrivere, tranquilli, posso dirvelo senza rovinarvi la lettura del libro. Come ha ripreso e cosa si è messo a scrivere, è molto più interessante, molto più di quello che vi ho detto fino adesso.

A presto!

Stefy

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5 pensieri su “Crisi d’astinenza

  1. Questo tuo “scrivere” è semplicemente meraviglioso, lo avevo già detto una volta, ma certe idee di scrittura fanno venire voglia di elargire riconoscenz aanche per la lettura di un semplice post. 😉

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    • Grazie, un commento come il tuo rinforza.
      Ho voluto prendermi la libertà di scrivere senza troppi limiti di parole: di solito a un post come questo lascio meno parole. Questa volta mi sono presa lo spazio per chiudere una specie di cerchio.
      Spero sia stata comunque una lettura leggera e piacevole.

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    • Prima volta che non sono completamente d’accordo con te.
      Erbaccia: peggiorativo di erba; in particolare, erba inutile, che danneggia le piante vicine.
      Sull’inutile concordo, ma non sempre danneggia, non sempre.
      Forse meglio parlare di un tipo di erba, ok, ok, non QUELLA, NON QUELLA! 😉

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