Ritrovarsi

di Stefania Zanotto

Leonardo stava aspettando che Silvia entrasse, era un po’ preoccupato. Me l’ha detto Laura, dopo aver riattaccato, quasi giustificandosi. Comprensibile penso io, normale dice lei, andrà tutto bene mica è un intervento grosso. Sì, ha detto proprio così: intervento, e intervento ha cominciato a ronzarmi in testa mentre la guardavo negli occhi.

Anche lei era agitata, lo so, non avrebbe chiamato Leonardo, dall’ufficio poi, con me lì vicino che sentivo quel che si dicevano e anche qualcosa in più. Forse è perché sono al corrente di tutto che non si fa problemi, o forse semplicemente perché ha bisogno di sentirsi dire anche da qualcun altro che andrà tutto bene, è una cosetta da niente.

In effetti è solo un’accortezza quello che le devono fare questa volta, un’applicazione, chiamiamola così, per aiutarla a continuare, ma è comunque un andar sotto i ferri, e in condizioni mica proprio ottimali. Non voglio entrare nello specifico, non sono un medico, neanche un chirurgo, né ci tengo a diventarlo, anzi se posso, li evito. Mica perché ho paura, no. Quella è una delle poche certezze che ho.

È il mio non capire, il mio non conoscere, e soprattutto il mio non volere avvicinarmi. Il perché non lo voglio sapere, anche se in fondo lo so. Lo rivivo adesso, all’improvviso, mentre mi sto lavando le mani, guardo e sento l’acqua, che scivola tra le dita, che cerco di trattenere.

Lo capisco più che mai ora, quel perché, sì, proprio in bagno, questa sera, da sola. Proprio quando meno me l’aspetto. L’acqua mi sorprende, mi invita a ricordare, vuole portarmi con sè. Ripenso a stamattina, alla telefonata, a quella situazione che non è mia ma di qualcun altro e che non auguro a nessuno.

Nell’acqua riemerge una vecchia foto: un sorriso che si guarda la testa: sono solo capelli, tanto, appena finisco qui, ricresceranno. Un’altra: lo stesso sorriso, questa volta, si tocca la testa: stanno ricrescendo visto? Poi ancora ospedale, ferri, speranza sfinita. E ancora dolore.

Non riesco a dire che andrà tutto bene,
non è robetta da niente, la vita,
l’acqua che asciugo evitando lo specchio
ingoio la nostalgia, e la paura
del ritrovarsi ancora
in tutto questo.

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