DIARIO QUASI SEGRETO (quello che non dovreste sapere di un corso di scrittura creativa) 5

SOLO ANDATA

di Stefania Zanotto (anche il gioco e il libro nella foto)

Permesso! Scusate… ops, accidenti è caduto… ancora un attimino… ecco.
Finalmente seduta. Finalmente a scrivervi! Ho bisogno di chiacchierare con voi, oggi più che mai. È da mercoledì scorso dopo lezione che aspetto. Difficile non mettersi a scrivere quando il bisogno è urgente, urgentissimo.

Il più delle volte è meglio aspettare, soprattutto se si tratta di scrivere agli altri e non a se stessi. Si rischia di comunicare qualcosa di sbagliato. È come Rossella: m’ha visto con la gonna e subito puntandomi con l’indice he vuoi fare? Hopiare la “Giovannona” (dove Giovannona sta per Alba, ma che sia chiaro non si chiama né Giovanna, né Gianna). Cara Rossella, copiare le bellissime gambe di Alba è impossibile, mercoledì semplicemente mi sentivo ko. A guardarmi il viso te ne saresti accorta, volevo depistare gli sguardi, e ci sono riuscita vista la tua azione/reazione (tiè!).

L’unica che se n’è accorta è la mia socia: mi ha chiesto se stavo bene, l’ho vista preoccupata e l’ho tranquillizzata. Ero solo un po’ stanca e colpita dall’autunno che finalmente si fa sentire, aggiungiamoci poi il tragitto in macchina spericolato con Adalgisa che guida contromano (giuro, non l’avrei mai pensata così, invece è anche peggio) e Maela che la istiga a fare anche di più.

L’infiltrata non c’era, e così, rimango al punto di partenza, col dubbio. E con vicino un banco vuoto da giustificare. Quasi mi è mancata. Non è che siete stati voi a dirle qualcosa? In compenso vicino avevo Paola che ad averla fa per due, anche tre (Paola non sto dicendo che sei grassa, non offenderti: è un complimento, intendo presenza, compagnia, amicizia, insomma tutta quella parte che non si vede, ma si sente, eccome si sente). Nel post-it di stasera le scrivo: SENTO LA TUA PRESENZA (sa di Halloween non trovate?).

Notiziuola bella: ho avuto modo di scambiare due parole (due!) con una delle new entry. Fortuna che l’ho fatto, fortuna che ancora credo meglio a un sorriso sincero che a una faccia ostile: il primo arricchisce molto di più. E infatti. Dovreste vederla, ha due occhi da furba, da queste parti si dice te si na bronsa querta. Le ho detto di qui, di voi, di me e le ho dato l’indirizzo. È passata, zitta zitta, è entrata dalla finestra e ha sbirciato dapperttutto! Ma io me ne sono accorta, Heidi, cosa credi?

Sì Heidi, la chiamerò così. In realtà ha un altro nome, mi ha dato carta bianca (mai fidarti Heidi, mai!) di chiamarla come volevo e dunque. Ho preso il suo nome, l’ho letto all’americana, l’ho scritto come l’ho pronunciato, poi riletto all’americana e riscritto come l’ho ripronunciato. È risultato un Aidi, ma poi ho pensato: scriviamolo correttamente sto nome, insomma frequento o no un corso di scrittura creativa? (Vi sfido a indovinare il nome di partenza, che è quello reale) Così l’ho battezzata Heidi: benvenuta nel clan. Avrò due occhi in più che mi controllano a lezione…

Arrivo al tasto dolente di oggi, all’essere o non essere di questa pagina. Non sapevo se parlarne anche qui oppure no. Ho messo dei paletti a questo diario, tra cui, quello di non scrivere ciò che svolgiamo in classe, la parte scolastica per capirci. Ma qualcuno dei miei compagni (se posso ancora definirlo così, deciderà lui) ha intrapreso una strada contorta andando a far traballare lezione, classe, docente e paletti del diario.

Ora cerco di trovare e tenere l’equilibrio per inserirlo in questo spazio senza spaccare qualcosa.
Il nostro compagno, quello che volevo sbottonare, quello che doveva svelarsi un po’ alla volta, chiamiamolo, per far prima, Sig. X, ecco, ha acceso una questione nel gruppo.

Ci siamo confrontati io e il Sig. X riguardo la parola scritta e parlata: ho risposto con una mail (letta in classe) cercando di spiegare i miei perché, i nostri perché. Cercando anche di capire alcune sue affermazioni, progetti, valutazioni non molto chiare. Ci ho dedicato del tempo. Non ve l’ho detto la volta scorsa perché ritenevo tutto ciò, qualcosa di inerente la lezione e quello che stiamo svolgendo lì dentro.

Ora ne scrivo anche qui perché a un mio sforzo di capire, di colloquiare su un problema oltretutto non mio ma del Sig.X, mi è stato risposto: È come voler tirar fuori un’oca da una damigiana, senza uccidere l’oca e senza rompere la damigiana. E come si fa? Non si fa, appunto […] comunque a me non interessa farla uscire, come qui: quando si tratta di scrivere, a me non interessa.

Mi sono presa un’interlinea, per darmi tempo e dare tempo anche a voi di respirare profondamente.
(Capite perché la riporto qui, vero? Trovate anche voi che entri ed esca dai paletti tranquillamente?)
Mettiamo da parte la domanda istintiva che può uscir di bocca ancora prima di pensare: E allora che ci stai a fare qui se non ti interessa scrivere?, che poi non è detto che uno debba per forza scrivere o voler scrivere, magari si viene per curiosità, perché ci piace leggere e vogliamo capire come, scrivendo, qualcuno riesca a catturarci o a interessarci. E a me sta bene, sia chiaro, anzi benvenuti, sono con voi.
La questione che preme di più a me è: Ma come cavolo ci è finita l’oca (che va bene, magari è tonta ma insomma…) dentro la damigiana? Perché diavolo ce l’hai messa? Sei stato davvero tu?

E adesso ho paura. C’è niente da sorridere, vorrei vedere voi: se in un attimo di follia a quello gira e mi infila dentro a qualche bussolotto?- Spero almeno sia di grappa o di vino, che non sia di sottaceti – Chi mi tira fuori viva da lì? Voi con la forza del pensiero? O i miei compagni ubriachi che si sono sbevazzati tutto il vino dentro la damigiana, per aiutare il Sig.X a farci stare l’oca dentro?

Altro problema è come si pone, anzi ci pone nei suoi confronti. Non mi piace, non è giusto, non va bene, non si fa. Si è escluso a priori, ci ha escluso da subito, ha fatto l’osservatore, e ora si ritira a pregare per noi: forse non siamo pronti a quello che aveva da rivelarci (e se penso allo svelamento, allo strip metaforico, sta meglio vestito). Non voglio entrare nei dettagli qui, mi fermo a questo enigma dell’oca e della damigiana. È più divertente e più consono a quello che voglio per questo diario.

Credo nelle parole, nella scrittura: possono fare del bene ma anche tanto male. È uno strumento, un arma a doppio taglio, che abbiamo il diritto di possedere, ma il dovere di saper controllare.

E adesso, con tutto sto discorrere, m’è venuta sete, ma Heidi (sicuramente è stata lei) s’è portata via il tè, e l’oca se bevuta tutto il vino (meglio perché devo guidare io). Mi restano i biscotti: li porto a lezione (non quello caduto tranquilli). Decido io stasera: per evitare il cimitero farò il giro dell’oco (per noi veneti quando l’animale è tonto è sempre maschio) attorno le mura. Ma questo ed altro per non andare fuori tema…

A mercoledì!

Stefania

P.s.
Tony*, corsista dal blog: Solo andata di Erri De Luca (vedi in foto), narra in versi, ti piacerà. Prima però, sai cosa devi fare.

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13 pensieri su “DIARIO QUASI SEGRETO (quello che non dovreste sapere di un corso di scrittura creativa) 5

  1. Stefy ho letto tutto ma non ho la forza mentale di scrivere niente, ho una tisana e miele che mi scorre nelle vene e una supposta che cerca di darsi da fare per abbassare la febbre. La grappa la lascio a te, offrila a mister x 😀

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  2. si può sostituire la damigiana con il barattolo di NUTELLA? comunque io sono cicciona , non credo che entrerei né in una , né nelll’altro. Stefania ti auguro bei sogni , notte.

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  3. Eccomi con la mente un po più lucida a risponderti :)))
    Annoto questo libro di Erri De Luca, ma mi deve arrivare ancora il precedente, che non mi ricordo neanche quale era. Le supposte le uso solo io tu fatti latte e miele che scrivi creativo. Immagino che notte di Hallowen che avete passato davanti al cimitero tu e le tue amiche di scorribanda.
    Kiss

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  4. Niente cimitero mercoledì scorso. La nostra furbastra ci ha fatto fare un giro panoramico per Cittadella, mura comprese. Pensava di comprarci con i biscottini al cioccolato e cocco. Poteva almeno portare il prosecco! Deve averlo fregato all’oca della damigiana e tracannato prima di partire. Spiegherebbe il tortuoso percorso. E non solo, è andata pure a parcheggiare sotto il tendone, provocando ire funeste. 🙂

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