2. Notes 268

Notes268

di Stefania Zanotto

Ore 10 e sono dentro: Due Palazzi, palestra dei detenuti: “Per qualche metro e un po’ d’amore in più”. Prende parola il direttore responsabile di Ristretti Orizzonti: Ornella Favero.

Il brusio diminuisce, il freddo persiste, gli agenti vigili e fermi alle porte. L’importante è che non esca nessuno.

Durante la premessa sbircio tra i fogli che mi hanno consegnato all’ingresso insieme alla rivista:
I punti di riferimento per le innovazioni da realizzare sono le Regole Penitenziarie Europee, approvate dal Comitato dei Ministri dei 46 Stati europei (quindi anche l’Italia) l’11 gennaio 2006.
3. Le restrizioni imposte alle persone private della libertà devono essere ridotte allo stretto necessario e devono essere proporzionali agli obiettivi legittimi per i quali sono stati imposte.
5. La vita in carcere deve essere il più vicino possibile agli aspetti positivi della vita nella società libera.

Il più vicino possibile agli aspetti positivi nella società libera… Guardo i Senza Distintivo: alcuni sono ai lati della sala, alcuni dietro di noi in piedi, a gruppetti, parlano tra loro.
Parecchi sono ergastolani – non hanno rubato le caramelle al supermercato.

Poso il foglio, notes verde aperto e penna in mano: si avvicina al leggio di legno, il direttore del carcere Due Palazzi: Salvatore Pirruccio.
Pochi preamboli, elenca subito la situazione attuale sui rapporti famigliari/carcere a Padova.
Chiaro, conciso, diretto:
– Colloqui visivi: sei ore al mese.
– Possibilità di colloqui (e aumentati) con terze persone (non famigliari).
– I colloqui possono essere prenotati telefonicamente e a mezzo mail.
– Possibilità di colloqui domenicali a turno in palestra, divisi sezione per sezione con tavoli e sedie (possibilità di pranzare con i famigliari).
– Per i bambini dei detenuti viene organizzata la festa del papà.
– Possibilità di avere a disposizione associazione telefono Azzurro per intrattenere i figli mentre i genitori hanno colloquio tra loro.
– Telefonate: una a settimana di dieci minuti, più due telefonate libere al mese, anche a cellulari (libere: dalle ore 8.00 alle ore 20.00).
– Possibilità di colloquio via Skype.
– Obiettivo principale preposto: aumentare le telefonate, colloqui.
Il direttore lascia il microfono con un applauso da parte dei presenti.

Da quel che capisco e dal tono dell’interlocutore, sembra che al Due Palazzi si stia meglio che in altre carceri, ma è comunque insufficiente.

Torno a leggere il foglio: Serve una legge per “salvare gli affetti” delle persone detenute. Tra gli obiettivi leggo:
– “Liberalizzare” le telefonate per tutti i detenuti, introducendo una scheda telefonica che elimina le domandine e riduce il lavoro del personale addetto a tale servizio.
– Consentire colloqui riservati (almeno 24 ore al mese da trascorrere con la famiglia senza controllo audiovisivo). Devono altresì essere cumulabili per chi non fa colloquio con i famigliari almeno ogni due mesi.
– Aumentare le ore dei colloqui ordinari (da 6 a 12 mensili), per rinsaldare le relazioni, che sono poi la base del reinserimento in società.
– Aggiungere agli attuali 45 giorni di permessi premio 30 giorni nell’arco dell’anno da trascorrere in famiglia.
– Ampliare, per chi non può accedere ai permessi premio, l’utilizzo dei permessi di necessità per gravi motivi (eventi significativi per la vita famigliare).

Non riesco a rendermi conto del valore di tutti questi numeri e il peso che devo dargli. È tanto, poco? Da ciò che leggo e che dicono qui è una miseria: sono persone, hanno dei diritti.

E il dolore?
Appoggio il foglio, alzo lo sguardo: si avvicina al leggio una Voce Senza Distintivo.

Riprendo a scrivere.

Visitatore 268

Continua…

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4 pensieri su “2. Notes 268

  1. Da quando vado in carcere, da quando cioè ho scoperto il carcere (prima non esisteva – avevo anch’io buttato le chiavi), mi dico sempre “non hanno rubato le caramelle”. E poi mi chiedo perché ci vado e lo sto scoprendo pian pianino. E ogni volta che li sento parlare o leggo “Ristreti Orizzonti” mi chiedo con Stefania: “Non riesco a rendermi conto del valore di tutti questi numeri e il peso che devo dargli. È tanto, poco? Da ciò che leggo e che dicono qui è una miseria: sono persone, hanno dei diritti”.

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  2. Mi sento di contribuire con una banalissima riflessione, “conosci prima di giudicare”, ed è una morale che emerge molto bene da questo post. Vale per il carcere, vale per tante cose là fuori. Si sentono tanti giudizi avventati, di gente che non ha mai toccato con mano, di più, che non ha neanche un’idea. Eppure parla. Straparla.
    Ecco.

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