5. Notes 268

Notes268
di Stefania Zanotto

Hanno sistemato dei lunghi tavoli alla nostra destra in direzione dei bagni. C’è un po’ di movimento.

Al leggio lo psichiatra Diego De Leo. Lo leggo dalla presentazione proiettata sulla parete dietro di lui. Mica per altro.

Inizia subito parlando di suicidio.
De Leo spiega che è più diffuso nei paesi civilizzati, nei primi mesi di carcere, ma anche dopo parecchi anni di detenzione.

Come prevenirlo?

Innanzitutto bisogna chiarire che non è una malattia, e quindi non ci sono, come per le malattie, dei criteri di diagnosi.

Il suicidio è influenzato da fattori politici e sociali.

Nel prevenirlo, il carcere avrebbe una facilitazione intrinseca: la possibilità di osservare su una base continua, il detenuto. Ma questo vantaggio non è sfruttato.

Inoltre il carcere è una comunità chiusa che non dà la possibilità di allontanarsi dagli effetti disturbanti.

Bisogna anche chiedersi cosa succeda ai detenuti quando sono spettatori del suicidio di altri detenuti, come reagiscono, come si difendono, se si difendono.

Il suicidio è contagioso.

Non è una malattia, ma si comporta come una sorta d’infezione.

Si cerca di ovviare al “contagio” lottando contro la depressione con medicine, terapie, medici specializzati, ma senza alcun risultato: i suicidi non diminuiscono.

Osservando però il problema complessivamente, il tasso negli ultimi dodici anni è diminuito del 9%.

I cali d’incidenza maggiori sono stati riscontrati nei Paesi passati da una forte restrizione a una maggiore apertura/libertà. Come ad esempio l’ex Unione Sovietica. La libertà è un concetto influente in tutto questo.

Valutando come le malattie psichiatriche sono vissute nei diversi paesi, è stato appurato che esse assumono fenomenologie e cadute sociali molto diverse. Da soli, sentendosi soli e rifiutati dagli altri: non si può vivere. E questa è la causa principale dei suicidi. Non è la malattia psichiatrica che porta al suicidio, ma com’è vissuta. Da qui l’importanza di avere una famiglia che supporta, delle relazioni sociali e molti amici: avere delle connessioni (relazioni con le persone fatte di voce, odore, calore).

Se l’essere supportati dagli altri fa la differenza, ecco che l’aiuto alla vita in carcere acquisisce una portata importante.

Non si può fare prevenzione, ma si deve fare protezione.

Applausi. Messaggio ricevuto.

Io intanto penso: ci definiamo Paese civilizzato perché abbiamo abolito la pena di morte.
C’è soltanto l’ergastolo come massima pena: trent’anni.
Se non si ammazzano prima.
E perché si ammazzano?
Per il come, perché manca qualcosa.
Sappiamo cosa.

Al leggio i politici.
Respiro profondamente.
E inizio anche ad avere fame.

Visitatore 268
Continua…

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6 pensieri su “5. Notes 268

    • Grazie a te compagna di scrittura e avventura 😉
      In effetti scrivere per gli altri e’ impegnativo, ma piume appagante
      Anche se magari quegli altri a cui e’ rivolto non leggono.
      Non importa, voglio arrivare alla fine bene e comunque 😉

      Mi piace

  1. Interessante lo psichiatra.
    (Permettimi di dirti che sei TU che lo rendi interessante col tuo report sintetico, schematico e coi grassetti, sai che c’hai un talento anche qui? Considerando che nasci come autrice di versi – dico bene? – sulla brevità e la sintesi hai parecchio da insegnare a un mondo che pecca quasi sempre di eccesso di informazioni – sottoscritto compreso).

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