Bella tutta eh!

bellatuttaeh

di Stefania Zanotto, anche il disegno(e si vede)

Non ci posso fare niente: sono bella. Ma bella tutta eh!
Fuori si vede subito, dentro… anche.
E quelli sono invidiosi. Anche del mio taglio di capelli: ti guardano e: cambio look? Sì, sì, stai proprio bene, approviamo, approviamo. Come se avessi bisogno della loro approvazione, capirai, cambio look: ho solo tagliato i capelli, la faccia e il resto sono fascinosi come al solito. A me basta poco, non servono mica grandi restauri. Sono giovane io.

Arrivo in classe, i banchi sono disposti a cerchio: il prof mi ha assegnato il posto: lontana ma di fronte a lui. Gli altri sono già tutti seduti, tranne le due amiche del cuore (le nuove ancora senza nome) che devono ancora arrivare. Rimangono due banchi vuoti, uno alla mia destra, l’altro alla mia sinistra. Loro finalmente entrano, vedono i banchi, io in mezzo a separarli, dribblano, provano a mettersi entrambe alla mia destra, occupando il posto di Speedy (ormai l’ho battezzato così, se gli comoda bene, altrimenti bene lo stesso) che si era alzato un attimo per appoggiare la bottiglia di vino sul banco dietro a Rossella. Lui le guarda: no, qui ci sono io, e il prof: mettetevi pure in quei due posti lì. Impaurite, ma si sono accomodate. Si guardano di sottecchi, guardano pure me che faccio finta di niente. Colpa mia che mi sono seduta in mezzo. Non l’ho deciso io, ma chi glielo fa capire ormai! L’avrei fatto comunque, non perché sono cattiva, per il loro bene: non possono vivere in simbiosi, devono staccarsi, trovare una loro identità.

Fatto sta che è sempre colpa mia, quando succede qualcosa di male, la prima persona ad essere sospettata sono io. E non me lo invento, ne ho avuto la prova subito dopo. Il prof consegna la dispensa (in bianco e nero per tutti, anche per me, che tristezza essere mischiata alla gente comune) e una rivista da leggere per casa. Inizia a spiegare, e la nuova, quella di poche parole, alla mia sinistra dice di non trovare la rivista, e il prof, ma come? Te l’avranno mica rubata? E Speedy che fa? Punta il dito verso di me e ghignando dice TU! No dico, ma scherziamo? Cattiva sì, ma ladra no e poi non farei mai un dispetto al prof! Speedy stavolta ti perdono, solo perché ci ha portato il vino buono (rima AH!).

Una volta sbrigata la faccenda della rivista scomparsa, iniziamo: bene, in silenzio e attenti. Il prof introduce la lezione, leggiamo i racconti scritti a casa. La Socia, che ieri non c’era, s’è persa le cinquanta sfumature di Maela, che purtroppo con mio grande disappunto sono sfumate fin troppo velocemente. Qualche appunto qua e là, qualche intervento di troppo, e siamo arrivati quasi alla fine della lezione, con l’ultimo racconto: il mio. Ecco, il mio che quasi stava per essere dimenticato ed escluso dalla dispensa. Ma si può? Trattare la mia opera d’arte così?
Il prof scusato si è scusato, ma ci sono rimasta un po’ male, ecco.

Non l’ha fatto apposta, gli credo, pareva sincero. Come pareva sincera Heidi quando rideva del mio racconto. Villana! Non si fa. Villani tutti (tranne Duchessa che è ancora di una compostezza impeccabile) che le hanno dato retta. Ridere così dei miei compiti… Poi si lamentano per come leggo. Vorrei veder loro a leggere con qualcuno che ride in sottofondo e invece di stare attento, pensa soltanto allo spuntino che l’aspetta dietro al banco.
Così adesso il prof vuole mandarmi pure a fare un corso di dizione e lettura ad alta voce, finanziato dai mie compagni traditori (direi che era scontato, il danno l’hanno fatto loro).

Non posso aggiungere niente sui commenti fatti da Ada e Rossella al prof mentre tornava a casa con pane salame e bottiglione di vino avanzati. Sono da censura, i commenti e anche quelle due.

Il ritorno a casa è stato abbastanza tranquillo e spensierato, merito mio che leggevo a Maela (al volante) e Adalgisa (navigatrice) una barzelletta. Tanto per cambiare si sono distratte e Maela non trovava più la via del ritorno. Ma almeno ci siamo divertite. Per merito mio, eh già!

Non ci posso fare niente: sono bella. Ma bella tutta eh!

A giovedì!

Stef

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15 pensieri su “Bella tutta eh!

  1. La Stef è bella tutta, pure il disegno è bello tutto. E quando legge devono fare tutti silenzio, altrimenti la bottiglia di vino e il salamino se lo scordano. La Stef io me la porterei a casa per tenerla sul comodino, al posto del libro che tanto me li legge lei, che legge bene e l’accento la fa bella.😀
    -Ma la rivista da dove è uscita fuori, quella che era sparita?
    -Lo voglio leggere pure io il tuo racconto Stef 😉

    Liked by 1 persona

    • Il salamino e il vino non l’avevo portato io purtroppo, quindi ho dovuto lasciar perdere.
      Mi metti un cuscino sul comodino? Giusto per stare un po’ più comoda, ecco.
      Accenti, apostrofi e asterischi: tutti a me! Ridano pure loro, gli invidiosi.
      Della rivista ancora non si sa niente e secondo me nemmeno c’era su quel banco. Hanno organizzato un complotto contro di me, ecco. Vogliono farmi fuori Tony. Ma non ce la faranno!
      – Il racconto ti arriva, promesso! Te lo meriti, sei l’unico che mi difende qui.

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  2. Pane e vino c’eran già. Arrivano i corsi e si aggiunge il salame – è la zona, un po’ grassa prof, dicono quelli di Rubàno. Il sale della vita, penso stringendo la bottiglia sotto la giacca, mentre passo come un ladro sotto gli occhi del bidello. Che è contrario alle misure svuotacarcere. Me l’ha detto lui la prima sera. Nessun permesso e buttare via la chiave. (Meglio ricordarsi e bere di meno).

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    • In macchina con un bottiglione di vino mezzo vuoto – il mezzo pieno se lo è bevuto tutto lui, penserebbero i poliziotti. Neanche l’alcool test farebbero – diretto in galera. E il bidello sarebbe il primo a confermare tutto.
      E’ che non si fa corrompere, abbiamo provato a offrirgli qualcosa, dice che in servizio non si può, no no no.

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  3. Stefania i mi nonno su i comodino ci teneva i bicchiere con la dentiera.
    Abbasso i bidelli . Abbasso la censura. Abbasso le dentiere, je suis. Charlie .

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