Tracce

tracce

di Stefania Zanotto (?) anche il disegno della foto

Faccio fatica ad abituarmi. Anche se sono uno che non si arrabbia facilmente. Ma ogni mercoledì quelli combinano qualcosa. Non sono mica nuovo del mestiere eh, sono stato in altre scuole, e messe molto peggio di questa. Come struttura intendo. Ma la scuola è fatta anche dalle persone che ci sono dentro. E dentro ci sto anch’io, e non mi va di passare per matto per colpa loro.

Cerco di sistemare, pulire, coprire, ma a quello che fanno e dicono là dentro non posso nulla. Ho le mani legate. E ho paura.
Metti che un giorno qualcun altro senta tutto quel chiasso, magari passando davanti alla classe dopo lezione – sì quelli stanno dentro sempre dieci minuti più del dovuto. Dovuto per me: io sono lì per lavorare, capite?

Che fanno? Ah, non chiedetelo a me, io sono solo un operatore scolastico. Ecco, preciso: non bidello. Continuano a chiamarmi bidello, li sento anche da fuori. E per fortuna sulla tabella c’è scritto corso di scrittura creativa. Credevo scrivessero: quel professore, se è un professore, gli insegna a scrivere, pensavo. Non ho ancora ben capito cosa intendano per creativo. Qualcosa di strano, sicuro.

E infatti sono parecchio strani, quelli. Te ne accorgi subito, appena varcano la soglia, non è un sorriso quello che hanno sul volto, è più un ghigno, a volte una risata trattenuta. Entrano abbracciati alla loro cartellina (quasi tutti hanno anche la borsa perché sono donne tranne uno e il professore). Poi c’è sempre un elemento del gruppo (lo cambiano ogni volta per non destare sospetti) che arriva con un borsone della spesa o addirittura un cestino. Sì, un cestino, avete presente quello di Cappuccetto Rosso? Quello con l’interno di stoffa a quadretti bianchi e rossi che quando lo guardi ti vengono in mente tutte le cose buone preparate per la nonna. Capito quale? Quello. Che poi Cappuccetto Rosso l’hanno nominato spesso in aula, sono sicuro, faccio io le fotocopie e – non è che perdo tempo a leggere, ma fin che aspetto le stampe butto l’occhio sui titoli, e una volta c’era pure la foto del lupo e della bambina. Me l’ha detto anche il mio collega. Una volta li gestiva lui questi, ma appena ha potuto li ha scaricati a me. Mi ha fregato con la scusa che era stanco di vedere le solite aule, le solite facce. Bisogna variegare mi ha detto.

Variegati, sono variegati: dieci in tutto più il professore, tutti un po’ avanti con l’età per andare ancora a scuola. Tranne una, quella giovane, bella, gentile, secondo me è anche quella più normale lì dentro. Mi saluta sempre, mi fa un bellissimo sorriso. Mi dispiace che sia capitata in mezzo all’altra gentaglia: finirà per prendere una brutta strada, sicuro. E infatti appena arriva vanno subito da lei con la scusa di chiederle come sta ecc… la prendono sotto braccio e la trascinano via. Pensare che ieri è entrata come al solito insieme a quelle due, era tutta bagnata, fuori pioveva a dirotto e una delle due l’ha guardata dalla testa ai piedi, le ha aperto la cerniera della giacca e ha detto “Sei invitante stasera!”. Invitante, come fosse qualcosa da mangiare… Ero preoccupato, capite? Perchè quelli hanno sempre fame, sono io che svuoto i cestini a fine serata, so bene quel che dico.

Fatto sta che con una scusa non ho dato tutte le fotocopie che servivano al professore, metà le ho tenute, dicendogli che finivo di stamparle e poi gliele portavo io in classe. E così mi sono avviato verso la loro aula, saranno state le 8.20. Prima di entrare mi sono fermato davanti alla porta. Ho sentito la voce del professore che diceva viola quaresima e poi parlava di un messaggio biblico. Poi una voce femminile con forte accento toscano ha detto eh sì io so osare. Sì, osare stava osando, per essere toscana il veneto lo conosce abbastanza bene. Insomma, a un certo punto sempre quella voce femminile ha detto “la salvavo io in seminario prof!”. L’ho sempre pensato che aveva la faccia da prete quello. Fede, speranza, carità. Ecco perché voleva farmi firmare quella petizione… e io a dirgli che per me potevano buttar via la chiave…

Mi sono fatto coraggio, ho bussato e si sono zittiti tutti, poi AVANTI e sono entrato. Ho fatto presto: ho appoggiato i fogli sulla cattedra vuota e sono uscito. Loro erano al loro posto seduti coi banchi disposti a cerchio, compreso il prof, che stava seduto accanto a quella giovane. Nell’angolino in fondo all’aula c’era un banco con sopra la solita borsetta della spesa, larga sotto allungata in cima. Potrei scommettere che c’era una bottiglia di vino dentro.
Appena ho richiuso la porta hanno ripreso a parlare, a leggere, a ridere. Ridono parecchio i creativi.

L’unico maschio del gruppo oltre al professore (è nuovo, di quest’anno, chissà da dove è saltato fuori), è uscito prima di tutti, di corsa. Secondo me stava scappando. Poveretto, è da capirlo.
Dopo un po’ è uscita un’altra nuova di quest’anno, penso sia alla prima esperienza di un corso del genere. Viene con la figlia (la chiama mamma quindi è sua figlia) che però frequenta un altro corso. Chissà se tornerà ancora.

Quando anche gli altri sono usciti ho riconosciuto subito quella con l’accento toscano (è la stessa che l’anno scorso fa fatto il balletto in cortile). Parlava di massoneria insieme a quella bionda con gli occhiali, e quella col capello corto con le guancette rosse, e quella castana più alta con gli occhi dolci nobili, e l’altra magra magra che però è scappata via subito.
La ragazza giovane è rimasta ad ascoltarle. Non ha detto nulla se non “sì, be’, si può fare”.
Sapevo che l’avrebbero coinvolta in qualche cosa di losco.Chissà, speriamo bene.

Io ho dovuto aspettare finché il professore e quell’altra (quella che di solito arriva col cestino di Cappuccetto) uscissero. Non ho avuto il coraggio di andare a vedere o chiamarli. Anche perché verso la fine della lezione, ho sentito il professore dire “la prossima volta vi scatto qualche foto”. Magari si stavano facendo qualche selfie.

Alla fine per fortuna sono usciti e hanno raggiunto gli altri che non si schiodavano più dall’entrata della scuola per aspettarli. Si sono avviati tutti verso il parcheggio. Mi sono un po’ preoccupato anche per il professore, sono due mercoledì che arriva a scuola un po’ agitato e quando esce è tutto guardingo, tiene il giubbotto chiuso chiuso, stretto stretto e guarda di sottecchi e destra e sinistra. Con fare da ladro.
Che poi c’è quel detto delle mie parti “se vai col zoppo impari a zoppicare”. E lui va coi carcerati, non so se mi spiego.

Comunque quelle altre, quelle della massoneria, sono rimaste davanti al cancello un bel po’, e quando è passato il professore gli hanno gridato “non si preoccupi, stasera chiudiamo noi!”. Non ho capito cosa ha risposto il professore, stava dentro in auto, so che poi  sempre gridando gli hanno detto “tanto guida Stefania, niente contromano e sensi unici stasera!”.
Poi due se ne sono andate gridando “Stefania grazie dei baci” (almeno non se la sono mangiata); le altre due sono salite in macchina con lei.

Insomma, alla fine se ne sono andati tutti, così il mio collega è andato subito a chiudere il cancello – non sia mai che una di quelle torni indietro. Io intanto ho finito di pulire l’ultima aula, che è sempre e comunque quella che usano loro. Sistemano i banchi alla meno peggio, devo sempre ripassare. Poi, briciole dappertutto, anche di pane, mah. Alla fine passo al cestino: bicchieri, salviette, una scatola vuota di cioccolatini e…pelle di salume!
Niente bottiglia di vino,

Eppure, avrei giurato ci fosse…

Annunci

21 pensieri su “Tracce

  1. L’operatore scolastico si è innamorato della Stef, io faccio il tifo per lui, la prossima volta la trova la bottiglia del vino. E poi con la scusa di fare le fotocopie si impossessa dei disegni fantastici che fa la Stef, per farci i cuoricini e ammirarli la sera prima di addormentarsi, cosi diventa creativo pure lui sognandola.

    Liked by 1 persona

    • Eh no! La bottiglia no. Non ce sgama!
      Ecco, al limite lo distraggo un po’, gli faccio un sorriso in più nient’altro cosa credi? Sono mica come la messicana io 😉
      I disegnini vorrei alla fine sostituirli con una foto, ma quelle, credi che mi firmino la liberatoria? SEEEEEE

      Liked by 1 persona

  2. AMORE AL CTP
    -Ma lei dice amore a tutti?
    -Sì, a tutti, ma piace a voi italiani.
    -Sì, l’Italia è il paese dell’amore poi. Dieci copie ogni pagina, grazie Domenico.
    Il bidello sorride: -Fa sempre così, professore, ma ci fa bene.
    -Lo credo, crea un bel clima. E poi noi italiani siamo espansivi.
    -Chi più chi meno. Grazie amore (e ritira le fotocopie).
    -Per esempio io sono emiliano e quindi mi sbilancio parecchio, tocco gli altri parlando.
    -Sì, sì anche noi (mette le fotocopie nella cartella). Ciao amore (è entrato un suo alunno)
    -E mi capita quindi anche con persone sconosciute di mettere la mano sul braccio…
    -Anche noi tocchiamo…
    -Sulla spalla (e sfioro la giovane docente di spagnolo).
    -Io sono messicana. Noi tocchiamo dappertutto.
    (Il sorriso è molto accattivante. Ritiro le mie fotocopie e mi ritiro in aula).

    Mi piace

  3. La prof di spagnolo è molto bella e affascinante, confermo, per questo il prof è arrivato in classe un pò in ritardo, come dagli torto! A noi povere alunne un pò attempate non rimane che Sean Connery nel nome della rosa

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...