Relazione

macchina papà
di Stefania Zanotto anche il disegno nella foto (e si vede)

Sono le 19.40, davanti al cancello si ferma un’auto grigia, il motore rimane acceso, il clacson viene suonato due volte. Subito dopo la Sospettata esce di casa: indossa un vestito corto, grigio e blu, ha giacca e stivaletti ancora aperti, tiene una borsa nera e una cartellina verde sul braccio sinistro, le chiavi di casa nella mano destra. Sorride. Chiude la porta dietro di sé, si avvia verso la macchina a passo spedito. Chiude il cancello dietro di se, ancora sorride. Cerca di entrare dalla parte del sedile posteriore destro dell’auto. Si blocca, sposta qualcosa, sento risate femminili provenire dall’interno della macchina. Si siede, chiude lo sportello e l’automobile riparte.

La vettura prosegue senza soste fino a C., con andatura moderata: una media di 60 chilometri orari.
Si ferma in un ampio parcheggio di fronte ad un edificio, è una scuola. La porta d’entrata è di vetri. Ci sono altre persone che stanno entrando (giovani e non), altre sono già dentro che chiacchierano nell’atrio.
La Sospettata scende dalla macchina, con lei altre due donne, una di loro prende qualcosa dal sedile dietro. Una specie di cestino di stoffa coi manici. È lungo e basso, quasi rettangolare.

Ore 19.55 entrano nella scuola, ridono.
Salutano un signore con un cappotto e un cappello di lana nero barba bianca corta occhiali, che sta parlando con una signora giovane, bella e sorridente. Continuano a dire amore amore, arriva da loro un altro uomo, li ascolta poi si mette anche lui a parlare, ma di morte. La donna non capisce. L’uomo del cappotto nero dice alla donna amore, more, muore. Le tre intanto si fermano davanti a un tavolino con dei fogli sopra. Scrivono qualcosa, anche la sospettata lo fa, poi alza la testa guarda e ascolta i tre parlare, ride di nuovo e si avvia insieme alle altre due verso il corridoio illuminato.
Poco dopo anche l’uomo col cappotto nero.

Entrano in un aula. Rumori forti di banchi e di sedie trascinati. Voci mescolate tra loro continuano a ripetere manca questo, manca questa, manca anche quest’altra, poi si placano. Riprendono, una alla volta: leggono.
Dicono di gatti, cani, draghi, dottori e macchie d’inchiostro. Sono tutte voci femminili tranne una maschile calma che si alterna ogni tanto alle altre.

Apro la porta, faccio un passo incerto in avanti: si voltano tutti a guardarmi. Sono sette donne e l’uomo del cappotto nero (lo indossa ancora ma almeno si è tolto il berretto di lana). Mi guardano, li guardo, mi guardano, li guardo. Non dicono niente, non dico niente. Resto sulla porta, l’uomo del cappotto mi dice: si?, e io: ah no scusate, devo aver sbagliato. Mi giro ed esco.

Resto dietro la porta in ascolto: ridono, una voce femminile dice: peccato, era giovane e carino. La voce maschile dice: pensavo che fosse Umberto rimpicciolito. Un’altra voce femminile – secondo me la più bella – : mi sono spaventata, credevo fosse uno che lo volesse rimpiazzare!, poi si calmano e riprendono a leggere.

Rimango lì ancora per un bel po’, mi siedo sul pavimento e rimango in ascolto: l’uomo del cappotto legge una storia strana, di uno zoppo col barroccio, non ne capisco molto, vorrei saperne di più, ma quello smette di leggere.

Per un attimo è silenzio, poi ancora quella voce bella, sembra parli di poesia, di incontri e di location. Le altre voci dicono qualcosa, non capisco, mi pare va bene, ci sono, organizziamo, vediamo. Poi ancora rumori di sedie e di banchi. Le voci dicono: che buono, dai mangialo non fa male, è tutta frutta, le mele sono solo mezze mie, mi aiuti a versare l’aranciata?, vuoi un’altra fetta? No, no, e lei professore? Eh non posso, ma su un’altra fetta non fa male no, va bene allora sì, mangio la fetta di Umberto, beh veramente dovrei mangiarla io gliel’avevo detto, ma va bene la mangi lei, io mangio quella di Heidi o di Filide.

Alle 22.10 escono. Chiacchierano fino all’uscita, poi l’uomo del cappotto si ferma: vede la donna giovane di prima che gli dice ciao, prof? E lui, no, ciao, amore! Si mettono a ridere e con loro, la Sospettata e le altre. Poi ancora lui: ci sono un bel po’ di testimoni stavolta. Continuano a sorridere, poi si salutano per davvero e l’uomo del cappotto sale in auto, non prima di essersi rimesso il berretto di lana. La Sospettata e le altre rimangono nel parcheggio a chiacchierare ancora.
Quella del cestino dice: dai torniamo indietro! Invitiamo anche la messicana a poesia? La Sospettata dice: no, meglio di no. E l’altra: ma perché no? E lei: non vedi che è già in difficoltà?

Le due donne arrivate con la Sospettata salgono nella macchina grigia, lei invece rimane a chiacchierare con le altre. Le donne in macchina urlano ciao buona notte, la Sospettata dice: no, arrivo, un attimo, saluta le altre ed entra nell’auto grigia.

L’auto grigia parte, sono le 22.25: percorre lo stesso tragitto dell’andata, senza soste, alla stessa andatura moderata. Si ferma davanti alla casa della Sospettata, il motore rimane acceso, il clacson non viene suonato. La Sospettata esce, saluta le due donne, e l’auto riparte.

La Sospettata apre il cancello e va verso la porta di casa: sorride, gli stivaletti e la giacca sono chiusi, indossa ancora il vestito corto, blu e grigio, tiene la borsa nera e la cartellina verde sul braccio sinistro, le chiavi di casa sempre nella mano destra.
Apre la porta ed entra.
Sono le 22.45.


Alla prossima
Stef

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9 pensieri su “Relazione

  1. Mi par di capire che questa volta hai usato un modo di raccontare sicuramente richiesto come esercitazione, scrivere un racconto usando scene di vita, che sono sempre le solite della serata del corso. 😉
    Complimenti per il disegno, siamo passati al colore e con altri elementi oltre te stessa.
    P.s. nel racconto c’è un punto dove la virgola è sistemata male, dopo occhiali e forse un’altro che adesso non ricordo. 😄
    Ciao Stef 😊

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    • Non mi hanno chiesto alcuna esercitazione.Quelli vogliono la pagina del diario. Io non volevo farlo anche questa volta, è lavoro in più per me da fare il giovedì per il giovedì, da fare bene perchè son lì che aspettano che faccia male. L’aspettano anche impazientemente, quindi devo farla in fretta e divertente che altrimenti non ci trovano gusto. Sono tremendi perchè vogliono che scriva di loro anche se a volte ce sta poco da dire, non so se mi spiego.
      IOl tipo che è entrato c’era davvero, ha fatto proprio così. Ogni volta trovo un pretesto, un appiglio per poi scrivere qua. E per fortuna, altrimenti se non scrivo quelli …
      Ho deciso di raccontare in modi diversi i mercoledì per esercizio ma anche per divertimento. Mi piace mettermi alla prova e sfido chiunque a scrivere in questo modo una situazione. Ci vuole sangue freddo. Non è comunque un compito che viene valutato o analizzato a lezione. E’ un extra, fuori corso. Anzi, adesso che ci penso devo mettermi a fare i compiti seria 😉
      Col disegno facciamo progressi, visto? Sorrido, poveretta anche a disegnare, porta pazienza, è solo che mettere foto dal web non mi andava, e fare foto in classe rischio il sequestro del cellulare (ci hanno già provato). 😀
      E grazie della correzione, vado subito a sistemare e controllare, avrei bisogno di un occhio in più ma ne ho solo due e il prof mi ha detto che son già abbastanza per me(chissà, avrà paura di quel che potrei scrivere…)

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      • Ma io amo i tuoi disegni 😀 E poi i tuoi modi di scrivere sono sempre un insegnamento di cui tener conto, per cercare di esprimere anche un solo pensiero cambiando modo di proporsi.
        E quelli resteranno quelli mentre tu sarai sempre la Stef 😊💟

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  2. Avete presente il rapporto stilato dalle Forze dell’Ordine dopo ogni retata?
    Eccolo qua.
    L’occhio del Grande Fratello (dell’ Orson, no della Tv)?
    Ci siamo.
    La Sospettata? Rea confessa.
    Ne abbiamo abbastanza per metterla ai domiciliari, forse combina meno danni…

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  3. La Sospettata non si può mettere agli arresti domiciliari propongo un carcere di massima sicurezza : l’Asinara. Isola bellissima. Mare stupendo. Consiglio portare costume e Crema solare da usare nell’ora di.aria

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