Orgoglio e pregiudizio

 

Donna-al-volante

di Pizeta65

Beh, devo ammettere che sono una leggenda vivente. Nel senso che sembro uscire dalle barzellette, quelle sulle donne e i motori, naturalmente.
Ultima, in ordine di tempo, sbrego guaìvo del coperton destro posteriore.
Che linguaggio! Quasi tecnico. Ci credo! Ormai ne so più io del meccanico carrozziere gommista soccorritore di donzelle in difficoltà.
Riassunto: non sono in ritardo, stavolta proprio no. Anzi, sono partita in anticipo per non essere in ritardo. Per fortuna.
Entro in rotatoria ad una velocità compatibile. Dunque, niente fretta. E’ sempre la solita, fatta mille e mille volte, ormai conosco a memoria perfino avvallamenti e buche. Credevo di sapere esattamente dove sono le vecchie e dove possono ancora trovare posto le nuove.
Mai sopravvalutare le proprie conoscenze. Aggiornarsi sempre e comunque.
Ecco il punto: le rotatorie – perlomeno quelle decenti – hanno il preciso dovere di facilitare lo scorrimento del flusso. Ovvero, niente file ingorghi rallentamenti blocchi. Tutto fatto per scivolare come esseri incorporei sulle nostre strade. Fantastico. Succede – e spesso – che i bordi, ovvero il cosiddetto ciglio della strada, non sia sempre all’altezza del suddetto manto asfaltato.
Ovvero, in parole povere, dove termina lo strato di bitume, finisce il mondo conosciuto e si entra nella terra di nessuno a proprio rischio e pericolo.
Detto, fatto. Troppo a destra per la volontà di proseguire inosservata scivolando via via senza essere d’intralcio, la ruota posteriore di cui sopra, si fa tentare ed esplora di poco – pochissimo – questa novità che non è più soggetta al controllo dell’ente strade della provincia.
Un bel crack, sordo, profondo come il dislivello appena saggiato. : (
La tecnologia!
Subito compare sul cruscotto un messaggio illuminato. Tutto quel che vedo è riassunto in questo rettangolo di una tonalità allarmante. Rosso pericolo. Così insegnano già dalle elementari. Niente altro riesco a capire: no occhiali? Non leggo!
Mi fido del mio istinto. Comincio a considerare che forse il rumore voleva comunicarmi qualcosa di diverso. Il rettangolo conferma che mi devo preoccupare. Vabbè, avrò pizzicato la gomma? Avrò bucato? Forse.
La macchina va ancora egregiamente, non sento sbandamenti tipici. Dunque procedo verso la città, sperando che la tecnologia sia solo un pochino esagerata. Avvertire va bene, ma senza creare panico, grazie.
Avrò fatto…duecento metri? Trecento? E che ne so, mica viaggio col metro in tasca.
Brutto questo rumore, adesso sì che il pneumatico rallenta la velocità (si fa per dire) di crociera. Facciamola breve: per fortuna arrivo in luogo abitato proprio mentre la gomma mi sta abbandonando.
Mi avvicino con calma al gommista felicemente situato a poca distanza.
Che intelligenza metter su officina poco prima della città! Lo sapeva che prima o poi qualche infelice capitava sulla malfamata rotatoria. Calcolando accuratamente i metri per raggiungere con una certa fierezza il posto di soccorso, non ha sbagliato poi di tanto. Arrivo a passo di lumaca, strisciando sull’ultima parvenza di pneumatico rimasto aggrappato al cerchione.
Sospiro liberatorio: ce l’ho fatta e senza chiedere l’elemosina di un aiuto a improbabili maschi sghignazzanti. Chi si fermerebbe? Donna in panne, non più giovane, senza abbigliamento adeguatamente ammiccante, sotto il sole di questo giugno surriscaldato?
C’è da far la fila, stamattina. Mi tolgo gli occhiali da sole: meglio guardare dritto negli occhi il soccorritore. Le sue parole resteranno impresse a lungo nei nostri ricordi. Anche per educazione, dai.
Gioisco: mal comune mezzo gaudio. Triste ma vero. Non sono sola.
Ci sono tre auto già sul ponte levatoio a farsi curare da premurose tute blu.
Consegno le mie chiavi all’ometto che si libera per primo: “La prego, me la porti lei sopra lì, sono capace di bucare anche le tre rimaste sane”. Ride.
Mentre sposta la mia piccola auto, spalanco gli occhi. Prima non avevo guardato, intenta com’ero a calcolare i danni e i tempi del restauro. Viene da sorridere anche a me. L’ultima arrivata è una suorina che pure – si vede – è grintosa. Neanche lei si è messa a cambiare la ruota pur di non dover chiedere soccorsi ai maschi. Quando si dice orgoglio…
Magari a lei lo facevano, il piacere, per rispetto alla divisa.
Quindi tre, più la suora, più io. Non ci siamo messe d’accordo, giuro!
Ma eravamo cinque e tutte donne.

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2 pensieri su “Orgoglio e pregiudizio

  1. “hanno il preciso dovere di facilitare lo scorrimento del flusso”
    sembra la pubblicità di un’assorbente
    Potrebbe però essere un’idea
    per le rotatorie
    e perchè no anche per l’assorbente
    (tutta comunque roba di donne
    roba che fa girare)
    pubblicità progresso
    per fortuna ci siamo noi!

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  2. Paola, non credo che ai maschietti vada sempre tutto bene in auto, è che non lo raccontano e mandano le mogli dal meccanico e dal carrozziere… 🙂

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