Corrusco

di Angelo Ferrarini
Lo so cosa significa, ma me lo chiede lei, mi guarda, luminosa com’è, appena uscita dal bagno, si siede per il caffè, è metà mattina, lo preparo io, appena tornato dall’edicola, mi siedo aspetto che il caffè venga su, lento, la moka, aspetto lei, do un occhio al giornale, e lei arriva puntuale, lo sa che l’ho preparato, ma ugualmente mi chiede, “hai fatto il caffè, che meraviglia!”, sempre la sua frase, che belle le abitudini, vestita di nero, e si siede, mezzo truccata, le ciglia sì, ma la faccia ancora bianca, luminosa direi, “sono corrusca?” mi chiede, “lo sai cosa vuol dire?”, sì, certo, sei seria, austera, nobile come dea, “no, vuol dire lucente, abbagliante”, sì, è vero, tu lo sei, “credevo che lo sapessi”, sì lo sapevo, ma mi hai abbagliata, mi hai guardato e son rimasto preso, bloccato, ebete, come spesso, il tuo sguardo mi fa tremare, sei bella come un esercito schierato a battaglia mia cara, mi guarda non sa cosa penso, sorseggio il caffè lento, e lei lo fa con la sua grazia austera, con le dita raccolte, ordinate, eleganti, la tazzina manda una luce riflessa, un bagliore breve e leggero sotto il neon della cucina, corrusca, a metà mattina, mi nascondo dietro la rima e sorrido, “perché sorridi? Stai meglio?”, sì, amore, ma non glielo dico, la guardo e stop, “vado a finire di truccarmi”.
Poi scendo a scrivere le poche parole, una suggestione per il corso o per il blog.

 

Nella foto: un ritratto donna rinascimentale di Csaba Markus

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