Concessioni

di Stefania Zanotto (quello che ha capito, quello che si porta a casa)

Sono stato fortunato. Mio padre era responsabile della biblioteca dell’azienda in cui lavorava. Quando tornava a casa gli preparavo la lista dei libri che desideravo, e lui me li procurava. Così ero a posto per una settimana. La lettura è sempre stata un momento importante, e ho cercato di tenermelo stretto in qualsiasi situazione mi trovassi nella vita. Anche durante il servizio militare. In Israele dura tre anni. Di solito i soldati nelle pause cercavano degli spazi per giocare a pallone. Io invece cercavo un posto tranquillo per starmene da solo e leggere.

È fondamentale, soprattutto per i bambini: è il momento favorevole all’immaginazione. È autorizzarli ad avere uno spazio in cui sono liberi di credere all’impossibile. Durante il giorno sono continuamente pressati, costretti alle regole, ai nostri rimproveri. È alla sera, al momento della storia, che noi è come se gli dicessimo “sei libero, sei libero di essere quello che vuoi”.

Sì, perché quando leggi, apri una porta, ed entri in un’altra dimensione in cui puoi essere un bambino, un adulto, un cerbiatto, qualsiasi cosa. È importante quel momento, è una possibilità che non dobbiamo dimenticare di avere. In tutti noi sono nascosti dei posti che non sappiamo di essere, per scoprirli dovremmo solo fare lo sforzo di lasciarli liberi.

Ora vi chiedo di fare una cosa. Vi sembrerà un po’ strana. L’ho fatto con i ragazzi delle scuole stamattina. Un piccolo gioco. A loro che sono giovani, ha creato un po’ di imbarazzo. Ma a voi qui, che siete tutti abbastanza cresciuti, non dovrebbe creare alcun problema. Fatelo con leggerezza.

Spostate per un attimo la vostra attenzione alla persona che vi è seduta accanto in questo momento, guardatela negli occhi, provate a immaginare chi è stata fino adesso. Immaginate la sua vita, guardatela bene per scoprire che bambino sarà stato, ad esempio.

Ognuno di noi è una storia, basta essere disposti a leggerla. Non priviamoci mai di quella libertà che ci concedevano da bambini. Quando scrivo faccio proprio questo. Divento qualcun altro, divento i miei personaggi, lascio loro la libertà di essere. Così sono un bambino, una donna, un cerbiatto, e qualunque altra cosa decido. Fa parte del mio essere scrittore.

Solo in due occasioni ho trovato grande difficoltà a conoscere il protagonista che avevo in mente per la mia storia, farlo mio e prevedere i suoi comportamenti. L’unica soluzione, che ho trovato e che ha funzionato, è stato scrivergli una lettera, vera, come se quel personaggio esistesse davvero.

È lì che ho capito, che ho mollato la presa. Non ero io a decidere. Dovevo lasciarli liberi. Io mi mettevo a loro servizio, non il contrario.

David Grossman

Libreria Palazzo Roberti – Bassano del Grappa, 22 febbraio 2016

David Grossman (Gerusalemme 1954), noto per il suo impegno volto a una risoluzione pacifica della questione palestinese, è uno dei più grandi narratori contemporanei. È diventato un caso letterario nel 1988 con Vedi alla voce: amore, seguito da Il libro della grammatica interiore, Che tu sia per me il coltello, Qualcuno con cui correre, Col corpo capisco, A un cerbiatto somiglia il mio amore e Caduto fuori dal tempo. Suoi sono anche alcuni celebri libri-inchiesta dedicati alla questione palestinese: Il vento giallo, Un popolo invisibile, Con gli occhi del nemico, La guerra che non si può vincere.

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9 pensieri su “Concessioni

    • Eri con me: niente registratore, avevamo la mormoratrice vicina.
      Non ho scritto proprio tutto, ma le parti più importanti. Forse mi ha aiutato sentirlo dire due volte: una sua in inglese, l’altra della traduttrice. Poi mi aiuta il fatto che la penso come lui. Oppure che ho fatto come ha detto e son diventata lui per un momento.

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    • Lo prendo come un complimento.
      Non sono una che scopiazza in giro.
      Ti diro’, non so se sul giornale hanno scritto qualcosa, controllero’. Ero li, ho ascoltato l’intervista e me lo sono portata a casa (lui), almeno la parte che mi interessava (non quella parte, no).
      Ho una buona memoria, aggiungi però che non c’erano date da ricordare o nomi strani.

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        • Tempo fa tu questo testo non l’hai letto da nessuna parte. Semplicemente perché l’ho scritto di mio pugno ieri. Ci tengo a sottolineare questa cosa perché scrivere mi costa fatica. Se prendo dei pezzi di testo in giro, cito e non voglio meriti di altri. Forse tempo fa hai letto gli stessi temi discussi da lui in altre occasioni, questo sì. Era lui che parlava lunedì mica io, perciò se ha fatto un’affermazione in Sicilia, non la smentirà in Veneto. Ma il testo qui sopra l’ho scritto io.

          Per quanto riguarda la biografia, be’, potrei farla su di te 😉

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  1. Io che per un attimo ho creduto che fosse una didascalia, o una registrazione quando ho capito che eravate lì… Invece è di più, sono le sue parole dette con le tue, e questo è molto di più!!

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