L’ultimo giovedì

di Stefania Zanotto

Essere nata in una città e non averla mai vissuta. Fino a un certo punto della vita. Poi succede che un giorno ti ritrovi in macchina proprio verso quella direzione.

Non è successo di recente, qualche anno fa. Il luogo di cui parlo è Marostica. Sono nata lì, in una città murata, con re dame e cavalieri sulla scacchiera. Mi affascina ogni volta tornarci. È un abbraccio che mi aspetta, quello che vedo andandole incontro.

Non voglio parlarvi di Marostica, non ora almeno, vi voglio raccontare giovedì. Giovedì sono andata all’ultima lezione di un corso. Un corso che non ho raccontato nemmeno ai miei soliti compagni di scrittura. Volevo fare qualcosa da sola, senza appoggi, senza le solite sicurezze (compagni se mi leggete non me ne vogliate, cercate di capire, se non capite, fatevene una ragione).

Il corso era intitolato Scritto per il teatro. Scritto non ho scritto niente, ho perso pure qualche lezione (ho ancora i sensi di colpa e tutto il resto, non sono una che si solito salta) e comunque prima di poter scrivere di teatro bisogna conoscerlo. La prima parte svolta quest’anno è stata principalmente teorica. La seconda l’anno prossimo e chissà se riuscirò a scriverne.

Non sono qui nemmeno per raccontarvi del corso di scrittura per il teatro. Vi voglio raccontare giovedì. Giovedì l’incontro con l’attore Pino Costalunga. Attore? Attore, regista, autore. Si è raccontato e ci ha raccontato il teatro scritto da chi fa teatro.

E parlando di scenografie, didascalie, ritmo, onestà con il pubblico, capacità di ascoltare, improvvisazione, fedeltà e rispetto dei testi, quarta parete e azioni sceniche, un’ora e mezza è sembrata dieci minuti.

Ha chiarito i nostri dubbi, ma soprattutto si è reso disponibile a ogni nostra richiesta, anche a recitare per noi – diciamo che l’abbiamo attirato con l’inganno e si è ritrovato con la parte da recitare in mano senza rendersene conto. Comunque l’ha fatto, si è messo in gioco, e questo non è da tutti.

Non ve lo so spiegare, è una delle poche volte che mi trovo in difficoltà a scrivervi cosa ho provato. Mi verrebbe da muovere le braccia, fare espressioni strane con la faccia, toccarvi.

Ecco la parola giusta. Mi ha toccato. Penso che abbia toccato tutti anche quelli dietro di me. Ci ha toccato senza dita, senza spostarsi da dov’era. L’ha fatto tutto con la voce, l’espressione, il corpo. In un attimo si è creato un suo spazio e un suo tempo “magico”: lui c’era dentro e ha portato dentro pure noi.

Non è la stessa cosa, ma vi lascio qui un link per vederlo in azione con una filastrocca di Luigi Meneghello (magari non tutti capiranno, ma è divertente, per me che lo capisco, TANTO). Ecco qui: http://www.youtube.com/watch?v=dAtYf1WBYsU

Grazie Pino!

Ancora grazie all’associazione Fucina Letteraria di Marostica che ha organizzato il corso e a Marco Cavalli che l’ha diretto.

Un grazie speciale a quest’ultimo giovedì e a Marostica.

Stef

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9 pensieri su “L’ultimo giovedì

  1. Marostica ha la sua bellezza nella scacchiera vivente. Presumo non solo quella, però è la più famosa. Deve essere bellissimo assistere a una partita a scacchi dal vero.
    Ti sei estesa alla scrittura teatrale, o perlomeno ci provi, ma tu hai la volontà e la passione che ti aiutano. Mi fa piacere questa cosa.

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    • Marostica, specialmente di notte, quando le vai incontro, e sei in auto, e tutto intorno si dissolve perchè la vedi illuminata a braccia aperte e ne sei attratto. Ma anche con queste parole non rendo l’idea.
      In scrittura sono anche esploratrice, e penso che se ami una persona o qualcosa cerchi di conoscerla in tutto e per tutto. Così faccio io. Poi non è detto che scriverò per il teatro. Per ora esploro e mi applico… Grazie Tony!

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  2. Hai detto niente!! Pino è Pino ed è unico ed internazionale.
    E’ un punto di non ritorno: la tua vita non sarà più la stessa.
    E’ un salto nel tempo, nelle emozioni, nel dentro di ognuno.
    Hai voltato pagina e non sapevi quanto ancora c’era da sapere.
    Ricominciamo da Pino.

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    • Sì, da Pino e da prima di Pino… Intanto leggo, studio, poi i tentativi di scrittura. (Comunque proprio Pino ha detto che sarebbe meglio aver recitato a teatro prima di scriverlo, ma hai presente la sottoscritta sopra un palco? Ecco. Non serve dirti altro…) 😀

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  3. mi sembra di esserci con le voci che si fan corpi e allora tutto ritorna nel cerchio e la scrittura scopre la quarta dimensione se l’attore è bravo la magia aumenta a conferma di altre competenze – cavalli lavora anche per la forma del libro > fra poco pino verrà a padova – – –

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    • Quello che mi sorprende è il modo, quella specie di magia che non è magia ma arte, e in un attimo non sei più in quella stanza non sei più padrone della situazione, sei catturato portato in altro luogo e altro tempo.

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  4. Tu sai quando ci sono stato, era inverno e c’erano le luci di Natale e forse aveva ancora più fascino così.
    E se mi è difficile commentare Marostica, figurati il teatro… mi faccio bastare le tue parole.

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    • Difficile commentarli figurati se riuscirò a scriverne. Comunque mi piace esplorare le molteplici facce della scrittura. Mi fa sentire piccola ma nello stesso tempo consapevole di avere tanto spazio da poter percorrere. Camminando, correndo, saltando, facendo le capriole. 🙂

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