Come un soffione

di maela bertazzo

Ti ricordi il nostro giardino?

Una lingua di terra a ridosso dell’orto

che nessuno curava

piantine che a dispetto del gelo

ritornavano in vita ai primi tepori

commoventi e discrete

piccole rose pur sempre regine

che la malerba avvolgeva a spirale

ciuffi di margheritine, pulcre

tulipani dai vivi colori, mughetti,

dalie, non ti scordar di me.

 

Dicevi sempre che nella vita

è meglio essere che apparire

che l’umiltà e la semplicità

conducono alla saggezza

avrei voluto invece possedere

la bellezza di un’orchidea

stordire i sensi come il gelsomino

abbagliare come una distesa di girasoli

stupire come i grappoli lilla del glicine

ma sono rimasta un fiore di campo, mamma

mi hanno calpestato e tagliato cento volte

e cento volte sono rinato

per allietare le api, gli insetti

o il viandante che mi guarda distratto

e che forse domani mi ritroverà ancora.

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