Il tempo di una canzone – terza parte

“Quante briciole restano dietro di noi,
vuoi brindare alla nostra o vuoi brindare a chi vuoi…
L’amore conta, l’amore conta…”

Le parole della canzone erano un chiaro riferimento al tavolino, quella sera.
La melodia ondeggiava felice e indisturbata. Era nel posto giusto e al momento giusto. Giovanni e Viola. Entrambi particolari.
Si osservavano con interesse da un bel po’. “Una storia cominciata d’estate”.
Occhiatine e batticuore da parte di lui, poesie di vita da parte di lei.
Senza mai fare un passo.
Solo ora. Solo questa sera, che non preannunciava niente di buono, anzi: pioggia, freddo e vento. Forse neve. E invece…
Sorseggiano il caffè tranquillamente.
-Ci voleva. Che seratina eh? Cominciò lei.
Giovanni annuì.
Sicuramente è ansioso. Tachicardia elevata ogni volta che la vede.
Seduto accanto, si sente come un liceale al primo appuntamento. Eppure ha trent’anni. Di storie ne ha avute parecchie. “Beh, qualcuna”. Ma non importanti. Non come questa ragazza.
E non la conosce ancora. “Cosa avrà mai, di più?”
La studia, o almeno cerca di guardarla. “E’ bella, strana… e dolce”.
Non ci capisce nulla. Forse ha la febbre. Sì, meglio pensare così. Quando andrà a casa, prenderà
un’ aspirina e passerà tutto. O quasi.
Si è innamorato.
“Diamine, Giovanni, dati una mossa”. Si dice prima di chiederle: -Quanti anni hai?
-Ventiquattro, ancora per pochi giorni. E tu?
-Trenta. Appena soffiate le candeline.
-Ah sì? E quando?
-Il mese scorso, il primo di ottobre. E tu?
-Sei della bilancia, eh? Bene bene bene. Caro Giò, davanti a te hai un capricorno. Festeggio il giorno di San Silvestro, e oltre alle candele, stappo una bottiglia di Champagne.
-Woww, e per quest’ultimo dell’anno, hai impegni?
-No. Sono liberissima. Disse, sorridendo come una dea.
La storia appena finita, l’aveva svuotata di tutto. Nemmeno il sorriso le era rimasto. Gli occhi erano spenti, il viso sciupato. E i capelli, un disastro… e non aveva più voglia di niente. Di niente.
Eppure quest’uomo l’aveva colpita. Già da subito. Ed era strano, molto strano.
Questi ultimi anni, si era chiusa a riccio. Diffidente con tutti. Non esisteva per nessuno. Solo casa e lavoro. Mai una pizza. Mai una serata in discoteca con le amiche… Qualche volta al cinema, ma poca cosa. Le piaceva molto il mare. E scrivere poesie.
“Perché sono attratta da lui?”, si era chiesta la prima volta che lo aveva visto, entrando in quel locale.
Era pure il proprietario. “Perfetto.”
Prima di andare via, gli aveva lasciato una frase. Chissà se le è piaciuta, si era sempre chiesta.
Faceva così tutte le volte che andava per un caffè al volo, lasciava un ‘pezzettino di sé.’
-Giò, stai con qualcuna?
Giovanni aveva decisamente la febbre alta. Un grande rossore lo investì.
-No. Non ho nessuna. E tu? chiese con voce esitante.
-No, disse lei piano, con occhi lucidi. – Sono più di due anni che non bacio nessuno.
-Cos’è successo, Viola?
-Mi ha fatto del male. Tanto male, Giovanni… – Disse piangendo.
-Ehii, non piangere. Sshhh -, fece piano, quasi sussurrando.
-Giò, devo andare a casa. Mi dispiace molto. Io non posso… – fu interrotta.
-Non se ne parla nemmeno. Ti porto a casa io. Per la macchina ci pensiamo domani. Va bene?
-Sì. Grazie…

Mirella
Al corso di scrittura con Angelo Ferrarini

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